Doveva essere un settembre caldo per le Banche Centrali e così è stato.
La BCE il 12 settembre ha confermato al 100% quanto qui già scritto per i nostri 5 o 6 lettori lo scorso 7 agosto (https://ilgiornaledeiveronesi.it/bce-e-fed-luglio-caldo/ ), in dettaglio:
- tagliati ulteriormente i tassi di interesse in eurozona a -0,50% da -0,40%,
- annunciato l’avvio per novembre (quindi in contemporanea all’insediamento della nuova presidente Christine Lagarde) di un nuovo Quantitative Easing con nuovi acquisti di Titoli di Stato e assimilati di 20 miliardi mese, e questi in aggiunta al reinvestimento dei bond in scadenza (sul QE si veda https://ilgiornaledeiveronesi.it/the-bear-of-wall-street/),
- inserito un nuovo meccanismo (il tiering, vedasi il su citato pezzo del 7 agosto) per non penalizzare troppo i Conti Economici delle banche che depositano risorse (oltre la riserva obbligatoria) a Francoforte. In precedenza, gli Istituti di Credito, per i versamenti effettuati presso la Banca Centrale oltre il minimo, erano costretti a pagare un contributo pari allo 0,4% annuo sul controvalore custodito dall’Eurotower. Questo “malus” è stato mitigato ed eliminato per depositi sino a sei volte l’obbligatorio. Oltre tale livello le banche pagheranno lo 0,50%.
In aggiunta, è stata inserita pure una riduzione dello 0,10% del costo delle nuove operazioni di TLTRO (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/draghi-carica-altre-munizioni/ ) in prossima partenza, e ne è stata allungata la durata (da due a tre anni). E’ stato, poi, cancellato ogni riferimento temporale al termine del QE e delle politiche di tassi “sottozero”. Queste iniziative dureranno sino a quando le prospettive inflazionistiche non raggiungeranno il 2%. Tutto questo basterà?
Negli USA, invece, tutto è pronto per un altro taglio dei tassi di interesse dello 0,25% da parte della FED (18 settembre). La riduzione ha, ancora una volta, il fine di anticipare un possibile rallentamento economico. L’attesa sarà, però, tutta per le parole del governatore Powell. La Federal Reserve seguirà i diktat di Trump e si preparerà ad abbassare nuovamente il livello dei Funds, o attenderà ulteriori dati sull’andamento dell’economia americana prima di farli?
L’euro negli ultimi giorni è rimasto sostanzialmente stabile e attorno al rapporto di 1,10 sul dollaro, dove sosta da alcune settimane.
Lo spread btp/bund (per il concetto di spread si veda https://ilgiornaledeiveronesi.it/spread-chi-era-costui/ ) e i rendimenti dei Titoli di Stato hanno raggiunto valori e minimi che non si toccavano da tempo, rafforzati dalle preannunciate iniziative di Draghi (QE, in primis) e dalla ritrovata nostra stabilità (forse) di Governo.
In sintesi, i mercati stanno reagendo con moderato ottimismo alle nuove decisioni del board della BCE. Durerà, o le preoccupazioni per una possibile futura recessione avranno la meglio?
di Matteo Peretti

