Chissà se un redivivo Berto Barbarani (Tiberio Umberto, Verona, 3 dicembre 1872 – Verona, 27 gennaio 1945), noto poeta dialettale scaligero, concederebbe la benevola licenza di “Lassa che i zuga… Dopo i morirà!” (contenuta nella sua lirica “San Zen che ride”) agli zotici che imbrattano ovunque con disegnacci od ai cafoni che abbandonano scarti ingombranti dove non devono.
Nel primo caso, oltre a deturpare spazi pubblici e privati, i fanatici della bomboletta spray sfogano pure certe loro visioni (più che altro incubi) pseudo ideologiche. Come l’accostamento osceno della svastica di nazista memoria alla stella (o scudo) di David ebraica, secondo un malato parallelismo d’azione ai danni dei palestinesi da parte degli israeliani in risposta al feroce attacco terroristico di Ḥamās del 7 ottobre 2023.


Il degenere esempio di grafica proPal che mette sullo stesso piano nazisti ed ebrei ha fatto la sua comparsa su un contenitore giallo per la raccolta di indumenti usati, scarpe e borse in via Carisio. Croce uncinata e stella di David unite dal segno uguale. Ovviamente su altre “perle” precedenti di teppismo graffitaro…

In lungadige Catena, invece, qualche anonimo che l’ha fatta franca (finché dura) s’è permesso di lasciare davanti a cassonetti, destinati ad altre tipologie di rifiuti, sacchi, pannelli componibili smontati di mobilia e due materassi, questi ultimi appoggiati ad un albero. Materiale che, invece, doveva essere trasportato per lo smaltimento in un’isola ecologica od aver richiesto l’intervento presso il proprio domicilio, su prenotazione, dello specifico servizio di Amia (Azienda multiservizi d’igiene ambientale).



Al rispetto della realtà e delle regole, in ambedue le circostanze s’è preferito lo spregio e l’anarchia. Che non fanno certo onore a sedicenti cittadini…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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