Roma, 14 settembre 2026
Ha visto una lite verbale degenerare rapidamente, con un uomo che assumeva un atteggiamento sempre più aggressivo e minaccioso nei confronti di una donna, e ha deciso di intervenire, pur essendo libero dal servizio. È accaduto il 12 settembre scorso ad Abano Terme, presso il Parco Commerciale Aponense, dove un agente della Polizia Penitenziaria ha contribuito a evitare che una situazione di forte tensione potesse sfociare in conseguenze più gravi, allertando immediatamente i Carabinieri e gestendo la fase di emergenza fino al loro arrivo. L’agente, mentre si recava verso il parcheggio, notava un uomo e una donna intenti a discutere animatamente. Nel corso della lite, l’uomo iniziava ad avvicinarsi alla donna con atteggiamento aggressivo, riducendo progressivamente la distanza tra i due e facendo temere un’imminente escalation. Il poliziotto penitenziario interveniva quindi per prevenire possibili conseguenze pregiudizievoli e, contestualmente, richiedeva l’intervento di una pattuglia dell’Arma dei Carabinieri.
I militari giungevano pochi minuti dopo e, anche grazie al supporto dell’agente, provvedevano a mettere in sicurezza l’area, separare i due soggetti e procedere alla loro identificazione. Successivamente venivano verificate le condizioni fisiche di entrambi, senza che emergesse la necessità di un intervento sanitario.
L’intervento del poliziotto penitenziario non si limitava alla gestione della fase iniziale. Nei confronti dell’uomo veniva svolta un’attività di de-escalation che consentiva di riportare la situazione alla normalità e di farlo allontanare dalla zona. La donna, visibilmente scossa e in stato di agitazione, veniva invece accompagnata personalmente dall’agente fino alla propria autovettura e quindi assistita nel rientro sul territorio del Comune di Gazzo.
«Ancora una volta un appartenente alla Polizia Penitenziaria dimostra che il senso del dovere non si interrompe quando termina il turno di servizio», sottolinea Giovanni Vona, Segretario Nazionale SAPPE per il Triveneto. «Il collega ha riconosciuto una situazione potenzialmente pericolosa, è intervenuto con equilibrio, ha chiesto tempestivamente il supporto delle altre Forze dell’Ordine e ha contribuito concretamente a evitare che una lite potesse trasformarsi in qualcosa di molto più grave. È un esempio significativo di professionalità, sangue freddo e attenzione verso le persone».
«Quello che è accaduto ad Abano Terme – prosegue Vona – racconta un volto della Polizia Penitenziaria che troppo spesso non viene adeguatamente conosciuto e valorizzato. I nostri appartenenti sono professionisti della sicurezza e, anche quando sono fuori servizio, conservano quella capacità di osservazione, intervento e gestione delle situazioni critiche che deriva dalla loro esperienza quotidiana. È una risorsa per l’intera collettività».
Il Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, esprime «il più vivo apprezzamento per il comportamento del collega, che ha dimostrato ancora una volta il valore umano e professionale degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria».
«Questo episodio – evidenzia Capece – dimostra quanto sia riduttivo continuare a considerare la Polizia Penitenziaria esclusivamente come la forza di polizia che opera all’interno delle carceri. I Baschi Azzurri sono donne e uomini dello Stato, formati per affrontare situazioni complesse, prevenire conflitti, tutelare le persone e garantire sicurezza. E queste competenze, insieme al senso civico e al dovere istituzionale, accompagnano i nostri colleghi anche quando sono liberi dal servizio».
«La sicurezza – aggiunge – non è soltanto repressione del crimine: è anche prevenzione, capacità di intervenire prima che una situazione degeneri, tutela delle persone più vulnerabili e collaborazione con le altre Forze dell’Ordine. L’intervento di Abano Terme è esattamente questo: sicurezza come servizio alla persona e alla comunità».
«È un ruolo sociale importante, che gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente e che troppo spesso rimane nell’ombra – conclude Capece –. Il SAPPE ritiene che episodi come questo debbano essere conosciuti e valorizzati, perché contribuiscono a restituire alla cittadinanza la corretta immagine di un Corpo che non vive soltanto dietro le mura degli istituti penitenziari, ma è parte integrante del sistema di sicurezza del Paese. Anche fuori servizio, un poliziotto penitenziario può trovarsi davanti a una persona in difficoltà, a un’emergenza o a una situazione di pericolo e scegliere di intervenire. È questa la dimensione più autentica del servizio allo Stato».

