Sono passati giá venti anni dai tragici fatti di Nassiriya, in Iraq, dove morirono 28 persone, di cui 19 connazionali, 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili. I media, a mio avviso, non hanno dato al ricordo lo spazio che meritava. Ho ritenuto opportuno, quindi, dare, anche qui, da queste pagine, il giusto merito alla vicenda. E come potrei farlo non approfittando dei trascorsi, delle competenze e dell’esperienza di un ex-ufficiale dell’Arma? Esatto…sto proprio parlando di…
Simone Vesentini: Buongiorno Matteo! Grazie per l’ennesima occasione che mi dai per mostrare il mio affetto per il nostro paese.
Matteo Peretti: Figurati Simone! Se ti dico 12 novembre 2003? Cosa ti viene in mente?
S: Mi viene in mente una giornata tragica per il nostro Paese a causa di un vile e ingiustificato attentato, che ha colpito dei giovani militari che si trovavano in un paese straniero, per aiutare una popolazione allo stremo, con umanità e senso del dovere. Vorrei sottolineare che il popolo iracheno fu infatti il primo a rammaricarsi per questa infamia, rivolta verso quei soldati che apprezzavano per l’aiuto che aveva fornito fino a quel momento è che continuò, nonostante questo atto terroristico, anche per gli anni a seguire.
M: Grazie Simone per il tuo ricordo. Nel tuo caso, credo, la partecipazione é doppia. Hai ancora l’Arma nell’anima?
S: E me lo chiedi? L’Arma dei Carabinieri, nella quale ho servito per oltre tre anni, ha un posto speciale nel mio cuore. Non passa giorno in cui non pensi a quella gloriosa divisa, che ho avuto l’onore d’indossare. Anzi, ti dirò di più, mi sentivo più realizzato professionalmente a ventiquattro anni, che ora, che di anni ne ho esattamente il doppio.
M: Si sente dalle tue parole. Dai! Dicci! L’operazione più importante a cui hai partecipato in prima persona?
S: Ho avuto la fortuna di avere diversi incarichi e ho viaggiato molto; tanto per darti un’idea, sono passato da Agrigento a Bolzano… con varie tappe intermedie. Essendo stato un ufficiale, per la precisione ero Tenente, mi spostavano di continuo. L’operazione che più mi è rimasta impressa è stato il supporto che, con i miei Carabinieri, ho fornito durante un processo a boss mafiosi, in un aula bunker in Sicilia. Ovviamente non posso scendere nei particolari.
M: Peccato, potevamo fare il picco di ascolto! E arrivare a 7/8 lettori! E l’aneddoto più simpatico?
S: Ero appena arrivato al IV’ Battaglione di Mestre, dopo il Corso Ufficiali, e mi sono fatto accompagnare, da un Carabiniere che mi reggeva l’ombrello, all’ammaina Bandiera. Ovviamente non sapevo che in divisa non si poteva avere l’ombrello, ma pioveva e mi sembrava alquanto normale! Ovviamente ho dovuto pagare un paio di torte al circolo ufficiali, questa fu la mia punizione, che ricordo ancora con estremo piacere.
M: Grazie ancora Simone. Vuoi dire un’ultima parola per ricordare i martiri di Nassiriya?
S: Per quanto mi riguarda è come se avessi perso dei fratelli. Per me l’Arma dei Carabinieri è stata come una famiglia, a cui sento ancora di appartenere, nonostante siano passati oltre venti anni da quando non indosso più la divisa… ma non si sa mai nella vita!
M: Grazie e un “a presto” ai nostri 5 affezionati lettori!
di Matteo Peretti

