Il vandalismo ha attecchito bene nei giardini della Giarina, poco lontano da piazza Isolo ed alla confluenza di due trafficate arterie cittadine (Interrato dell’Acqua Morta e lungadige Re Teodorico). “Imbrattare e deturpare”, tra l’altro, figurano tra le azioni vietate da un cartello del Comune di Verona che cita anche la sanzione amministrativa per i responsabili.

Pannelli turistici informativi, panchine in legno, contenitori portarifiuti, mura vicine, perfino parchimetri e segnali stradali risultano “vittime” di scarabocchiatori dalla metodicità che rasenta (se non implica) patologie psichiatriche, come il disturbo ossessivo-compulsivo.











Non ci possono essere altre spiegazioni (oltre al banale ma dannoso teppismo) per “giustificare” soprattutto la serie di scritte ripetitive che insudiciano l’arredo urbano dei giardini intitolati, il 31 marzo 2006, a Renzo (all’anagrafe Lorenzo Antonio) Chiarelli (Verona, 14 giugno 1915 – Verona, 24 aprile 2000), storico dell’arte, dal 1977 al 1980 soprintendente ai Beni artistici e storici del Veneto, con sede operativa nella città scaligera. Riposa nel cimitero di Vicchio (Firenze), luogo delle radici familiari, mentre il suo archivio è conservato nell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.
Nell’ambito dello spazio verde (che meriterebbe ben altri frequentatori, piuttosto dei nocivi “graffitari del nulla”) in cui circolano tranquillamente anatre provenienti dalla riva del fiume, sono presenti due “manufatti della memoria” che necessitano di doverose ripuliture.

Una lapide a terra in ricordo d’un benefattore: A Paolo Favale, uomo dal cuore buono e generoso, che qui espresse il suo amore per le persone povere e senza tetto. “Gli amici”. Offriva colazioni a persone nell’indigenza proprio nei giardini della Giarina e, dal 2020, il suo esempio d’attivismo solidale prosegue con la Ronda colazioni Paolo Favale della Ronda della Carità (https://www.rondadellacaritaverona.org/).

Ed il monumento a Paolo Caliari, detto il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588), grande pittore del Rinascimento e, in particolare, del Cinquecento veneziano. Formatosi nella città natale ed influenzato stilisticamente da Michele Sanmicheli, intorno al 1553 si stabilì a Venezia realizzando dipinti religiosi e mitologici oltre che ritratti. Morì per l’aggravarsi d’una polmonite e venne inumato nella chiesa di San Sebastiano, a Venezia, al cospetto del ciclo pittorico di cui fu autore.



Collocata nei giardini della Giarina nel 1910 dall’originale ubicazione davanti alla basilica di Sant’Anastasia (e qui inaugurata il 3 giugno 1888, invece del 19 aprile, trecentesimo anniversario della scomparsa), la scultura che ritrae l’artista ed il corposo basamento in marmo a gradini su cui poggia, mostrano la patina grigiastra causata dall’inquinamento, dagli agenti atmosferici e da mancanti azioni di ripristino periodico.



Il nucleo celebrativo di Paolo Caliari è impostato su un bozzetto di Torquato Della Torre elaborato ancora nel 1833, ripreso nel 1887 e trasformato in marmo dallo scultore Romeo Cristani. La statua raffigura il Veronese in abiti rinascimentali, con il pennello nella mano destra e la tavolozza in quella sinistra. Sotto appare incisa la dedica: A / Paolo Veronese. Nella parte inferiore figurano pure le scritte Eretto / 3 giugno 1888 e (parzialmente illeggibili) T. Della Torre inventò 1833 / R. Cristani modellò e scolpì 1888.



Romeo Cristani (Verona, 21 maggio 1855 – Verona, 11 gennaio 1920) fu dapprima pittore ed incisore decidendo poi la scultura per un difetto alla vista. Insegnò all’Accademia di Belle Arti “Gian Bettino Cignaroli” di Verona e diresse fino al 1910 la Scuola d’arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Portano la sua firma in città pure la statua del re Umberto I di Savoia (accanto a ponte Navi, tra via Leoni e lungadige Bartolomeo Rubele), il busto di Scipione Maffei nell’omonimo liceo e, nel Cimitero monumentale, le tombe di Giulio Camuzzoni, Girolamo Bovio, Antonio Aymo, Clementina Cavalli Zanella, del generale Teresio Bocca, delle famiglie Zainer e Ferrari-Rebonato.
Di Paolo Caliari Verona conserva la Pala Bevilacqua Lazise ed una Deposizione di Cristo (ambedue a Castelvecchio), la Pala del Martirio di San Giorgio (nella chiesa di San Giorgio in Braida) e la Pala Marogna (nella chiesa di San Paolo, dalla denominazione corretta chiesa della Conversione di San Paolo, nota anche come chiesa di San Paolo in Campo Marzio, nella zona dove appunto nacque il pittore).
Servizio e foto di Claudio Beccalossi

