Verona, Anno Domini 2024.
Purtroppo, si scorgono sempre più spesso persone (soprattutto anziane) che attendono la chiusura dei supermercati per frugare in cassonetti e raccoglitori di scarti degli esercizi, cercando qualcosa ancora buono da consumare, nonostante la scadenza superata o le pessime condizioni di frutta e verdura magari già marce, con tutti i rischi igienico-sanitari conseguenti.

È una triste constatazione che attanaglia la coscienza e che pone tante domande senza una risposta risolutiva plausibile. Se non quella di suggerire a titolari ed addetti ai servizi di vendita (certo a conoscenza del “fenomeno della disperazione”) di servirsi di contenitori il più possibile puliti, separati e non con residui mescolati tra loro che s’inquinano l’un l’altro, innescando cariche batteriche nocive all’organismo se ingerite.
Le foto qui proposte, “ritratto” d’una società contemporanea locale nel bisogno, sono state colte dopo le ore 20 d’un giorno qualsiasi all’esterno d’un supermercato a Ca’ di David. Il rovistare nel dopo-chiusura è diventata una consuetudine, sia per chi s’adatta e sia per quanti assistono impotenti.


Viene alla mente la drammatica poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987, chimico, partigiano, scrittore), riguardo alle condizioni ed alle sofferenze patite da deportati come lui nel Lager Auschwitz III (Monowitz) dell’inferno concentrazionario di Auschwitz (Konzentrationslager Auschwitz o KL Auschwitz o KZ Auschwitz).
“Se questo è un uomo”, costretto all’inedia pre-agonia da sfruttamento ed angherie nazisti. “Se questo è un uomo”, obbligato dall’indigenza a razzolare improbabili “alimenti” di fortuna ancora commestibili tra resti destinati all’immondizia.
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
