Sono, ormai, passati quarantadue anni da quel 9 maggio 1978, ma le immagini di quella Renault 4 in via Caetani sembrano di ieri. La sua saggezza è, ancora oggi, rimpianta, e il suo ricordo è sempre vivo. Ma chi è stato, e cosa ha rappresentato per l’Italia, Aldo Moro?
Nato a Lecce nel 1916 è stato professore di diritto presso l’Università di Bari (oggi ribattezzata proprio Aldo Moro) e di Roma. Entrato nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana nel 1935, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana, spinto alla politica, si dice, da Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI). Deputato all’Assemblea Costituente, rimarrà parlamentare sino alla morte. Non abbandonerà mai, però, l’insegnamento. Doveva recarsi all’Università, infatti, anche quel triste 16 marzo 1978 per discutere delle tesi di laurea. Già ministro in più governi, sarà per ben cinque volte Presidente del Consiglio. Cattolico praticante, non disdegnerà mai il dialogo, durante le sue attività pubbliche, con il mondo arabo moderato. Legato alle posizioni progressiste del partito, fu vicino alle correnti più propense al confronto con l’universo socialista. Fu padre dei primi esecutivi di centro-sinistra. Teorizzò le “convergenze parallele”, cioè quella stagione politica che proponeva una graduale apertura ai movimenti della sinistra nella “stanza dei bottoni”. La formula nacque non per far abiurare dalle proprie convinzioni i singoli partiti, ma per la ricerca, nel comune interesse del paese, di collaborazioni alte e nobili. Sarà, poi, proprio con questo stesso spirito che tenterà di inaugurare gli anni del “compromesso storico”, periodo che doveva vedere un progressivo ingresso del Partito Comunista Italiano nelle responsabilità di governo, con la conseguente occidentalizzazione dello stesso e allontanamento dalle sue spinte autoritarie e violente. Questa contaminazione tra la parte migliore di due mondi diversi avrebbe dovuto portare a una modernizzazione de paese, almeno questo era il pensiero, qui riassunto indegnamente e in modo incompleto, del leader democristiano. Tutto questo, però, rimarrà solo teoria, e sarà spezzato quel 16 marzo. La storia del sequestro, poi, è stata oggetto di processi, commissioni parlamentari, indagini giornalistiche, film, fiction, libri, documentari, nonché depistaggi e tentativi d’insabbiamento. Ancora oggi non si conosce la verità. Unica certezza è quella espressa il 9 luglio 1978 da Sandro Pertini nel suo discorso di insediamento alla carica di Presidente della Repubblica: “Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi”.
Ma quanto è ancora presente e viva la sua dottrina? E cosa direbbe oggi lo statista pugliese in questo difficile momento in cui il Covid-19 sembra distruggere le nostre vite?
Illuminati e ancora attuali le sue parole ai gruppi parlamentari della Democrazia Cristiana del 28 febbraio 1978: “Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà. … Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi.”
A chi ha responsabilità di governo, il declinare nel giusto modo questo tanto attuale pensiero.
di Matteo Peretti

