Era il 21 dicembre 1945 quando George Smith Patton, il più controverso e al tempo stesso brillante comandante americano della Seconda guerra mondiale, morì in seguito a un incidente stradale in Germania. Ottant’anni dopo, la sua figura continua a dividere, affascinare, inquietare. Perché Patton non è mai stato un semplice generale, è stato: un temperamento, una visione, quasi un elemento della natura.
Eppure, dietro l’eroe scolpito nei libri di storia, c’erano ombre che ancora fanno discutere: gli scatti d’ira, le frizioni con Eisenhower, le accuse di brutalità verso i suoi stessi uomini. Patton era tutto, nel bene e nel male. Un gigante difficile da contenere, persino per l’esercito americano, ma dotato di una sensibilità strategica rara: dalla fulminea avanzata in Sicilia, alla corsa forsennata per liberare Bastogne, durante la Battaglia delle Ardenne, Patton incarnò l’idea della guerra di movimento, veloce, audace, implacabile.
E noi chi potevamo chiamare per onorare tale personaggio? Esatto! Proprio l’altrettanto eclettico ex-ufficiale, scrittore, poeta, non santo e navigatore (e amico de “Il giornale dei veronesi”) Simone Vesentini!
Matteo Peretti: Simone, dici “Patton” e…
Simone Vesentini: …e ti viene in mente il re dei mezzi corazzati. L’uomo sempre in prima linea e mai dietro una scrivania! Impulsivo, eccentrico, arrogante quanto basta, ma uno stratega che metteva in difficoltà nemici… e alleati! La sua rivalità con Montgomery è storia. Africa con l’Operazione Torch, Tunisia, Sicilia, Normandia; un curriculum che parla da solo! Non stupiscono i soprannomi: Sangue Vecchio e Budella, Bandito, Vecchio Uomo… insomma, il “Generale d’acciaio”!
M: Interessante Simone, sei già a tuo agio. Qualche altra curiosità?
S: Patton aveva un look tutto suo: elmetto lucido con stellette formato XXL, giubbotto in pelle con pelliccia e le mitiche pistole argentate con impugnature in avorio GSP (ndr le sue iniziali). E poi Willie, il Bull Terrier bianco, che lo seguiva ovunque… il vero capo di Stato Maggiore, se chiedi a me!
M: Però, esisteva anche un Patton irascibile, o sbaglio?
S: Verissimo! L’Alto Comando l’avrebbe messo in punizione a vita. Dopo uno schiaffo a un soldato in Sicilia finì a dirigere la FUSAG (First United States Army Group), un’armata “gonfiabile”… letteralmente! Ma riuscì comunque a ingannare i tedeschi, quindi lo ripresero in servizio. Rientrato nei suoi amati carri armati, puntò su Berlino per battere i russi in velocità, ma “Ike” Eisenhower gli tolse la benzina, il modo più elegante per dire: “Calma, George!”
M: Vero!
S: E ora altre due chicche flash solo per i nostri lettori!
M: Ecco il solito incontenibile Simone, prosegui pure…
S: …nel 1912 a Stoccolma fu atleta olimpico, quinto nel pentathlon moderno. Nel 1916, invece, inseguì Pancho Villa in Messico, mentre le Olimpiadi di Berlino venivano cancellate. Se avesse gareggiato, magari avrebbe pure vinto l’oro, ma la storia ha preferito dargli un fucile!
M: Patton o Eisenhower, tu per chi avresti combattuto da ufficiale quale eri?
S: Per Patton, ovvio! Ike aveva già l’aria di uno che sarebbe diventato Presidente (spoiler: lo è diventato). E chiudo con una frase attribuita al buon George sui sovietici: “Ricacciare quei dannati russi a Mosca in tre mesi!”. Alla luce dei fatti recenti… lascio a te il giudizio!
M: Chiaro e preciso come sempre! Grazie Simone, cosa aggiungere… buone Feste ai nostri cinque fedelissimi lettori!
di Matteo Peretti

