Roma, 7 marzo 2025
In data di ieri, ben due eventi critici hanno caratterizzato l’operato della Polizia Penitenziaria durante lo svolgimento del loro dovere istituzionale. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per voce del segretario del Triveneto Giovanni Vona. “Due eventi violenti, in circostanze diversi l’uno dall’altro, che di fatto hanno causato il ferimento di quattro agenti riportando ferite con prognosi fino a cinque giorni. È solo grazie alla tempestività di intervento e alla tanta esperienza professionale che gli eventi in questione non hanno trovato un epilogo ancora più triste. Per l’appunto, due Agenti sono rimasti ferite (colpiti con calci e pugni) nel tentativo di sedare una rissa tra detenuti appartenenti a etnie diverse e molto probabilmente per questione di egemonia all’interno della sezione detentiva, ove, al rientro dall’ora d’aria, nel far rientro nelle loro celle, un cospicuo numero di detenuti scatenavano una rissa tra di loro. Gli agenti (in numero assolutamente inidoneo neanche per accompagnare una scolaresca di scuola elementare), interveniva per sedarla riportando ferite varie tanto di ricorrere alle cure del nosocomio padovano”. “Successivamente”, prosegue il sindacalista, “altri due agenti sono state aggredite da un familiare di un detenuto durante la fase di ingresso nell’istituto penale per il cd colloquio con i parenti detenuti. Anche in questo caso, gli agenti coinvolti sono stati costretti a ricorrere alle cure mediche presso l’ospedale di Padova. Tali eventi, non aiutano una situazione lavorativa aggravata da una carenza d’organico che si stima oltre il 40% dell’organico necessario. Il tutto si regge con un uso eccessivo del ricorso al lavoro straordinario obbligatorio, con turni massacranti, con un ricorso anomalo della programmazione del servizio che vede revocati riposi e che con tali ritmi non si riesce a garantire la regolare fruizione delle ferie annuale, che vede un arretrato spaventoso, tale da determinare un alzamento del livello del burnout controproducente allo svolgimento regolare del servizio all’interno del penitenziario patavino da parte del Corpo di Polizia Penitenziaria”.
Netta la denuncia di Vona: “Quanto si sta vivendo all’interno dell’istituto penitenziario della Città del Santo non trova più giustificazione. Se si considera, altresì, che il servizio della Polizia Penitenziaria del Due Palazzi, è aggravata anche da una posizione servente rispetto ad altri servizi e compiti non direttamente collegati alle esigenze della medesima struttura penitenziaria, ma a disposizioni che vengono ordinate dall’alto, il SAPPE sarà costretto a intraprendere altre azioni sindacali più tutelanti nei confronti del Personale di Polizia Penitenziaria. In ogni caso, si confida nella nuova Autorità Dirigente della Casa di Reclusione di Padova, che da pochi giorni ne ha preso la gestione e a cui verrà fatto un dettagliato resoconto delle difficoltà operative che compromettono i livelli di sicurezza del penitenziario, ovvero, rischi e pericoli tipici di un carcere cui conseguenze possono essere deleteri per la sicurezza della cittadinanza”.
Tuona Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:“Il carcere è diventato come l’inferno dantesco e questo non è accettabile e men che meno tollerabile. La denuncia del SAPPe è la urgente necessità di trovare soluzioni concrete a questa spirale di violenza. Per questo, il primo Sindacato del Corpo, il SAPPE, torna a chiedere urgenti provvedimenti per assicurare tutti gli elementi necessari a garantire la sicurezza degli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria”. Capece, che esprime solidarietà al personale del Reparto di Polizia del carcere di Padova, ribadisce ancora una volta che “il SAPPE denuncia ormai da tempo la situazione insostenibile delle carceri della Nazione ma il dato oggettivo è che chi dovrebbe intervenire e tutelare i nostri Agenti continua a tacere ed a restare inerme”
“Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene come anche prevedere la riapertura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinario. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti: la situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose”, conclude il leader del SAPPE.

