Ci sono anche due veronesi tra i 133 porporati elettori chiamati a a partecipare al conclave per il 267° pontefice, ambedue scelti da papa Bergoglio.
Mario Zenari (Rosegaferro, frazione di Villafranca di Verona, 5 gennaio 1946), fatto cardinale della Diaconia di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci fuori Porta Cavalleggeri nel concistoro del 19 novembre 2016, nunzio apostolico in Siria.


E Claudio Gugerotti (Verona, 7 ottobre 1955), creato cardinale diacono di Sant’Ambrogio della Massima nel concistoro del 30 settembre 2023, dal 21 novembre 2022 al 21 aprile 2025 Prefetto del Dicastero per le Chiese orientali.


Incontrai mons. Zenari nel febbraio 1993 a Bucarest, nella sede della rappresentanza pontificia in Romania, durante la sua permanenza quale consigliere di nunziatura. Le cronache riguardanti il prelato, già storia contemporanea d’apostolato non solo scaligera: l’intervista d’allora e l’elevazione a cardinale… (c. b.)

Inaspettata porpora cardinalizia per mons. Mario Zenari
Come d’abitudine “antica”, in archivio conservo tuttora la consunta agenda, riempita di note per articoli, che contiene anche vari appunti su quanto raccolsi durante la mia permanenza nella capitale romena dal 2 al 17 febbraio 1993. Avendo saputo in precedenza che presso la nunziatura apostolica di Bucarest era stato destinato come consigliere un veronese, mons. Mario Zenari, concordai telefonicamente un appuntamento per intervistarlo sul suo particolare ruolo.
Il pezzo con mie foto che ne uscì, pubblicato a distanza di tempo (addirittura il 24 novembre 1993) dal quotidiano “L’Arena” di Verona, fu intitolato «Sono un ambasciatore per caso» (“L’atipica carriera ecclesiastica di un sacerdote mandato a Roma per studiare l’arte della diplomazia perché a Verona c’erano troppi preti” – “Monsignor Zenari da Rosegaferro alla nunziatura vaticana di Bucarest”).
Da quei momenti in cui dialogai amabilmente con lui nella sede della rappresentanza pontificia in Romania, in Str. Pictor C. Stahi 5-7, alla presenza di suor Chiara (nata Ecaterina Laszlo, allora di 81 anni, di cui 14 trascorsi nelle carceri del duro regime comunista del passato con l’accusa d’essere stata una “spia del Vaticano”) ne è passata d’acqua del fiume Dâmbovita sotto i ponti di Bucarest.


Mons. Zenari, nominato il 30 dicembre 2008 da papa Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger, Marktl, 16 aprile 1927 – Città del Vaticano, 31 dicembre 2022) nunzio apostolico nell’oggi straziata Siria, venne menzionato in piazza San Pietro da papa Francesco, all’Angelus di domenica 9 ottobre 2016 (al termine della Messa per il Giubileo Mariano). Infatti, il Santo Padre, annunciando il concistoro (solenne adunanza dei cardinali, convocata e presieduta dal Papa) del 19 novembre successivo, alla vigilia della chiusura della Porta Santa della Misericordia, per la creazione di 13 nuovi cardinali di 11 Paesi e di 4 cardinali non elettori (con i quali, il giorno dopo, concelebrò messa), citò per primo come neo porporato proprio il veronese, sottolineando che, comunque, “rimane nunzio apostolico nell’amata e martoriata Siria”.
Per una curiosa circostanza, quanto reso noto in diretta televisiva da papa Francesco in Vaticano fu riferito per telefono a mons. Zenari da un suo compaesano mentre l’interessato si trovava in un ristorante di Custoza (Verona) per un raduno conviviale con amici, compagni di studio, preti e laici. Frastornato per essere stato scelto, mons. Zenari volle subito dedicare la porpora cardinalizia alla Siria, alla sua povera gente, alle sue vittime, alle sue sofferenze nel cruento e lungo conflitto.
«Direi che il Papa – disse emozionato alla stampa – usa parole molto forti anche nei suoi messaggi ed in questo caso adopera anche un avvenimento, quello di creare cardinale uno che è nunzio in Siria. E qui aggiungo che si tratta d’una circostanza molto, molto eloquente: è qualcosa di nuovo. Un nunzio cardinale che rimane nunzio lì, nella nazione in cui è».
La sintetica biografia di mons. Zenari parte da Rosegaferro, frazione di Villafranca di Verona, dove nacque il 5 gennaio 1946 dai genitori Maria ed Angelo, contadini. Mario ha due sorelle: Giuseppina (sposata con Mario Cordioli) e suor Maria Tarcisia, ora madre generale delle Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone, sul lago di Garda.
Fu ordinato sacerdote il 5 luglio 1970 dal vescovo della diocesi scaligera, mons. Giuseppe Carraro (Mira, 26 giugno 1899 – Verona, 30 dicembre 1980) e, dopo essersi laureato in Diritto canonico, partì in missioni diplomatiche per conto del Vaticano in Senegal, Liberia, Colombia, Germania (pre e post unificazione tra Germania Ovest e Germania Est) e, come già scritto, Romania. Obbedì alla chiamata per cinque anni, poi, presso la Missione Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni specializzate a Vienna.
Il 12 luglio 1999 papa Giovanni Paolo II (Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005) lo elevò ad arcivescovo titolare della Pieve di San Pietro di Zuglio (Udine) e nunzio apostolico in Costa d’Avorio ed in Niger. Pochi giorni dopo, il 24 luglio 1999, papa Wojtyła gli affidò anche la nunziatura in Burkina Faso e, il 25 settembre dello stesso anno, ricevette la consacrazione episcopale nel duomo veronese dal cardinale Angelo Sodano (Isola d’Asti, 23 novembre 1927 – Roma, 27 maggio 2022), con consacranti l’arcivescovo Marcello Zago (Villorba, Treviso, 9 agosto 1932 – Roma, 1° marzo 2001) e l’allora vescovo di Verona, Flavio Roberto Carraro (Sandon, frazione di Fossò, Venezia, 3 febbraio 1932 – Conegliano, Treviso, 17 giugno 2022). In seguito, il Papa polacco lo nominò nunzio apostolico in Sri Lanka.
Angosciosamente immerso nel travaglio siriano, mons. Zenari, in un’intervista, espresse una sua speranza: «Io li chiamo fiori del deserto o rose di Damasco. Cioè quanti si sono sacrificati per aiutare gli altri. Parlo di numerosi rappresentanti e volontari, in maggioranza della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa, che hanno perso la vita in Siria. Tali sacrifici dimostrano che anche nel deserto d’una guerra ci sono esempi (fiori del deserto, appunto) che indicano un’altra strada».
Claudio Beccalossi
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