Tratta ferroviaria Verona-Trento. Eurocity Bologna Centrale-München Hbf – In un sedile di fianco al mio è seduta una ragazza, probabilmente tedesca, probabilmente al ritorno in Germania.
Ha sistemato nel sedile libero accanto il suo pesante zaino.
M’incuriosiscono le colorate pezze di stoffa cucite sul lato a me visibile del sacco che non mi trattengo dal fotografare (in ambito pubblico, senza volti ed identità, ci mancherebbe altro). Costituiscono l’identikit della giovane, sicuramente una praticante della neo religione dell’accoglienza a prescindere, l’“immigrantesimo”, votata all’accettazione supina senza “se” e senza “ma” di qualsiasi aspirante “rifugiato”-“profugo”-“immigrato”-“migrante” (rigorosamente clandestino, sennò non c’è gusto) si presenti sull’uscio di casa (del proprio Paese od altrui, ovviamente, non certo del suo personale).
Sullo zaino appare la bandiera della Germania, il simbolo della pace (☮) ideato da Gerald Holtom nel 1958, il motto “Save the nature” (“Salva la natura”) che potrebbe far collocare la tipa nell’area politica ambientalista Bündnis 90/Die Grünen, “Alleanza 90/I Verdi” ed il mantra “Refugees Welcome” (“Rifugiati benvenuti”), con le ampollose sagome d’una famigliola (padre, madre e bambino) in fuga da guerre, carestie, persecuzioni ecc.



Immagine ben distante dalla realtà oggettiva della stragrande maggioranza (formata da maschi ben piantati e “sofferenti” a comando, dopo opportune istruzioni propinate da cooperatori del “volontariato”-business) di chi viene “deportato”, via mare o via terra, nell’Europa dall’accoglienza a… macchia di leopardo.
Insomma, tutti elementi doc e di prammatica dell’impeccabile “buonista”.
Sempre in antagonismo (magari anche violento, che fa più radical-chic) con chi s’azzardi a sollevare qualche timida obiezione anche solo sottovoce…
Servizio e foto di Claudio Beccalossi


