Verona, piazza Bra, pomeriggio del 24 ottobre 2026. E venne il sabato-spauracchio, per l’ennesima volta, con cortei in varie città d’Italia ingannevolmente pacifico-rivendicativi all’inizio e, poi, in esplosione violenta secondo piano laterale dello sconquasso a prescindere. Raduni in cui le pretese sociali vanno di pari passo con il sostegno alla sola causa palestinese, monoideologia che, ormai, fa amaramente ridere i polli.
Infatti, secondo i dati più recenti registrati da diversi enti di monitoraggio internazionale (come Armed Conflict Location & Event Data Project, Uppsala Conflict Data Program e Global Peace Index), nel mondo sono in corso tra i 56 ed i 65 conflitti armati a varia intensità (in 35-92 Paesi in base alla portata di coinvolgimento diretto od indiretto). Si tratta d’una quantità di crisi che costituisce uno dei livelli più alti mai rilevati dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Ma vuoi mettere la bandiera palestinese (molto richiesta su Amazon) da sventolare nell’auto-incazzatura con la premier Giorgia Meloni, il suo governo e le forze dell’ordine, nell’ottica di quanti speculano bassamente su certi manifestanti secondo impostazione antimaggioranza? Con tizi che scandiscono da pappagalli in coro (senza nemmeno sapere l’esatta traduzione) il mantra dell’odio“Tout le monde déteste la police” (cioè, “Tutti odiano la polizia” e non “Tutto il mondo odia la polizia”), slogan di protesta della “cultura” hip-hop e dei movimenti sociali francesi?
Pure a Verona (dove la comunità marocchina è al secondo posto del totale della popolazione straniera residente in città e provincia, attestandosi intorno all’11,5%, mentre la prima è data dai romeni, con circa il 29% degli stranieri sempre in ambito provinciale) si sono riversati i cosiddetti maranza, soprattutto per curiosità e non per protestare “diritti minati se non assenti” (e magari con la segreta speranza dello scoppio di disordini in cui infilarsi), disperdendosi in piazza Bra e dintorni presidiati da consistenti forze dell’ordine in assetto antisommossa, di prevenzione a potenziali emergenze.
La situazione del luogo, verificata attorno alle ore 18:00, è apparsa sotto controllo. Nessuna avvisaglia di particolari assembramenti o scontri, ma solo qualche acceso botta e risposta tra ragazzi d’origine nordafricana (e non solo) e veronesi. Veronesi che, come tanti connazionali, ormai non ne possono più di dimostrazioni, guerriglia urbana, danneggiamenti e razzie continui, nell’ipocrita manfrina del degrado generalizzato della scuola, delle problematiche salariali, della solidarietà Pro-Pal, delle criticate spese per il riarmo ecc., temi “rivendicati” da alcuni come scusanti per saccheggi e violenze, secondo strategie impartite sottobanco da centri sociali & C.…
Adolescenti d’origine straniera & voglia d’emulazione
Mentre registravo video in piazza Bra, un gruppo di giovanissimi (di ceppo nordafricano e sudamericano) che s’era accorto di quanto facevo, m’ha seguito per poi chiedermi, in modo garbato, se quanto documentavo sarebbe finito sui social.
Ho risposto di sì ed alcuni di loro si sono preoccupati per eventuali scoperte da parte dei loro genitori, tramite qualche piattaforma, che erano stati in centro in momenti delicati sotto il controllo di polizia di Stato e Locale.
Dall’altra parte della strada (mi trovavo nei pressi dei Portoni della Bra, all’inizio di corso Porta Nuova) dei veronesi gridavano minacce nei loro confronti. «Venite qua che vi sistemiamo noi!», dando sfogo ad un’ostilità generalizzata. Uno dei ragazzi mi s’è avvicinato un po’ impaurito domandandomi se, nel caso rischiassero d’essere malmenati, io avrei fatto qualcosa per proteggerli. L’ho rassicurato sulla mancanza d’un reale pericolo, invitandoli comunque ad allontanarsi.
Un secondo (Enrique, nome spagnolo), invece, m’ha chiesto insistentemente d’essere videointervistato. Ho capito del suo bisogno di lasciar traccia, di far vedere che C’È STATOin piazza Bra in quei momenti, in qualche modo simili ai precedenti altrove, spiattellati sui media. L’ho accontentato perché sia lui che i suoi amici hanno suscitato in me simpatia se non tenerezza, pur avendo le mie opinioni piuttosto severe nei riguardi di certi loro fra’. Mentre rispondeva a mie domande banali un suo amico continuava a mettergli davanti alla faccia una canna che s’era acceso prima.
L’episodio ha dimostrato, in ogni caso, la gravità, comportamentale e psicologica, dell’istinto (se non dell’esigenza) d’emulazione suscitata in loro da coetanei in analoghe situazioni generazionali, durante contestazioni in altre piazze, purtroppo sfociate in vandalismi e saccheggi estranei a qualsiasi rivendicazione di diritti o quant’altro…
di Claudio Beccalossi

