Per qualità, numero e posizione, sono alquanto discutibili murales, disegnacci (a parte alcuni ormai sbiaditi su superfici destinate a scrostarsi) e scritte che “assediano” gli immediati dintorni della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate (con nuova parte anteriore ed ampliamento della navata nel 1937, lavori integrati dalla costruzione dell’ultimo campanile, nel 1954), in piazza Chievo, soprattutto tra le vie Aeroporto Angelo Berardi e Monte.
Imbrattamenti continui, inutilmente cancellati e poi riapparsi, che esaltano soprattutto la gloria calcistica locale, l’oggi ChievoVerona. Tifo e danneggiamento assieme, giustificazionismo e biasimo a braccetto, con adesivi a tema appiccicati perfino su pali d’illuminazione pubblica e di segnaletica stradale.
Si tratta d’un acre défilé dell’oltraggio di mura esterne (peraltro contrassegnate da cartelli di monito “Caduta materiali dall’alto”), un tempo nobili, che racchiudono l’ampio spazio verde di Villa Marioni Pullè. Villa neoclassica o neopalladiana, con palazzina eclettica che armonizza il Neorinascimento della facciata con l’Esotismo della porzione laterale e retrostante.
Tra il XVII secolo ed il XVIII secolo è stata rifatta con l’aggiunta di edifici di servizio, mentre la struttura odierna (risalente al XVIII secolo) si deve all’opera dell’architetto Ignazio Mariano Baldassarre Pellegrini (Verona, 22 settembre 1715 – Verona, 2 ottobre 1790).
Proprietà dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale), la villa risulta tuttora nel degrado.
La cinta interna dell’area adibita a parco pubblico, a sua volta, appare altrettanto vandalizzata dai graffitari e lamenta qualche problema di riassetto di contenitori portarifiuti e di smaltimento di cumuli di terriccio e d’erba e foglie secche.
A posto così?
di Claudio Beccalossi

