«Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione». Si tratta della battuta proferita da Giorgio Perozzi, interpretato da Philippe Noiret, nel film “Amici miei” (regia di Mario Monicelli, 1975).
L’arcinota freddura calza a pennello con la decisione viabilistica d’inserire una pista ciclabile (con tanto d’opportuna segnaletica stradale orizzontale) occupando il lato destro della corsia di marcia in via del Lanciere (arteria di circolazione e di sosta che costeggia il complesso del Tribunale Civile e Penale di Verona), dall’incrocio tra le vie Santissima Trinità, Don Gaspare Bertoni e dello Zappatore verso circonvallazione Raggio di Sole.
In pratica, un autoveicolo in movimento viaggia anche nello spazio riservato a biciclette e monopattini (e viceversa). Vetture e due ruote, infatti, non possono circolare contemporaneamente fianco a fianco, ciascun mezzo nel suo tratto, per mancanza dell’ovvia estensione necessaria.
Certo. Secondo il Codice della strada (art. 3) e le regole di coesistenza, è prevista la promiscuità, cioè una corsia ciclabile impegnabile per brevi tragitti anche dagli altri autoveicoli, se le dimensioni della carreggiata non permettono l’uso esclusivo e separato alle biciclette, delimitandone la lunghezza, nel caso specifico, da strisce bianche discontinue (come in via del Lanciere).
Molti utenti, però, hanno sottolineato la pericolosità dell’assetto viario-bis, in quanto potrebbe causare impatti di auto con bici e monopattini o, per tentare d’evitarli magari in extremis mentre corrono a fianco, costringere a superamenti della linea continua di mezzeria, rischiando uno scontro frontale con vetture provenienti dalla direzione opposta.
L’oltrepassare la striscia continua di mezzeria, tra l’altro, comporta una contravvenzione con sanzione amministrativa (stando all’art. 146 del Codice della Strada, per violazione della segnaletica orizzontale) oltre alla decurtazione di 2 punti dalla patente. Con eventuali aggravanti se contestate norme aggiuntive (tipo l’art. 148 sul sorpasso pericoloso o l’art. 143 sulla circolazione contromano)…
Rimane però la domanda sibillina: era proprio necessario, questione di vita o di morte, inserire quella propaggine bivalente in quell’ambito della circolazione cittadina particolarmente trafficato?
di Claudio Beccalossi

