GARDA (VR) – Architetta, pittrice, docente e protagonista di primo piano del dibattito civile e istituzionale italiano, Carla Tagliaferri rappresenta una figura straordinaria che ha attraversato decenni di storia del nostro Paese. Al fianco dei grandi leader della Prima Repubblica, nei comitati ministeriali e nelle organizzazioni civili come la FIDAPA, ha condotto battaglie pionieristiche sulla tutela del paesaggio e sull’affermazione della libertà femminile. In questa intervista esclusiva, l’architetta ripercorre il suo impegno politico e professionale, lanciando un messaggio chiaro sulla necessità di ritrovare cultura, etica ed educazione al rispetto del territorio.
Architetta Tagliaferri, la sua carriera non è stata unicamente legata alla progettazione, ma anche a commissioni ministeriali e importanti battaglie civili. Come definirebbe oggi la sua idea di “politica del territorio”?
«Come insegnava Platone, la politica è l’attività più importante per l’uomo, a patto che sia svolta in modo disinteressato, con intelligenza e generosità. Purtroppo oggi la situazione è peggiorata perché è peggiorata l’anima stessa dell’uomo. Fare politica del territorio richiede prima di tutto una profonda conoscenza tecnica, scientifica e della bellezza dei luoghi in cui viviamo. Il territorio ci è stato dato per essere custodito: abbiamo il compito umano di preservare l’ambiente e migliorarlo per il futuro, non di peggiorarlo. Invece assistiamo a una tendenza distruttiva, dove sembra quasi che per dimostrare il proprio ruolo amministrativo si debbano abbattere alberi e cementificare. L’ambiente ci dà l’acqua, la terra e i frutti; distruggendolo non intacchiamo solo la bellezza, ma gli elementi basilari della nostra stessa vita».
Come si inverte questa tendenza a suo avviso? Manca un’educazione di base?
«L’unico modo per estirpare il problema alla radice è educare le persone fin da piccole. Serve una formazione che parta dai bambini, spiegando loro il rispetto per la natura e gli animali con esempi concreti e semplici. Se un bambino comprende che strappare le foglie a una pianta o far male a un animale provoca sofferenza, lo recepisce immediatamente. Questo grande lavoro educativo deve partire in primo luogo dalle famiglie, che oggi troppo spesso mancano del tempo o della volontà di educare davvero i propri figli».
Nel corso della sua vita ha avuto modo di confrontarsi con figure chiave della Repubblica, da Berlinguer ad Andreotti, da Moro a Tina Anselmi. Che tipo di approccio e di “scontro costruttivo” ha vissuto quando si trattava di difendere l’interesse pubblico?
«Ho lavorato con personalità di altissimo livello e di grandissima cultura, affrontando discussioni e portando proposte concrete, ad esempio presso le commissioni del Ministero del Lavoro per l’istituzione dei Comitati di Pari Opportunità. Allora si riusciva a fare, perché quando si ponevano le questioni in maniera ragionevole e aperta al contributo altrui, si trovava sempre un accordo. La differenza sostanziale sta nel percorso: una volta la politica si faceva partendo dal basso, frequentando le sezioni, parlando con la gente dei problemi reali del quartiere, dalle scuole all’aiuola scontenta. Oggi invece molti politici nascono dal nulla, si ritrovano catapultati nei palazzi senza aver mai vissuto in mezzo alle persone e senza una reale preparazione culturale. Senza storia, esperienza e cultura non si può fare vera politica».
Attraverso la sua esperienza pluriennale nella FIDAPA e in diverse organizzazioni, lei ha vissuto in prima persona la stagione dei diritti. Qual è stato il passo più importante per l’affermazione delle donne?
«La battaglia più grande è stata quella per la libertà di scelta e per l’indipendenza della persona. Ho sempre lottato affinché la donna fosse libera di decidere della propria vita e del proprio futuro, assumendone poi la responsabilità professionale e morale. Questo vale per le grandi conquiste civili come il divorzio e l’aborto – situazioni complesse che appartengono alla sfera personale e sulle quali non sta a noi giudicare – fino all’indipendenza economica. Senza l’autonomia finanziaria una donna non sarà mai del tutto libera.»
Cosa pensa delle nuove generazioni e del ruolo della donna oggi sul lavoro e in famiglia?
«Vedo ancora delle contraddizioni. Per fare carriera e assumere ruoli dirigenziali e di responsabilità occorre un’organizzazione rigorosa, senza vittimismi o rinunce preventive. Nella vita familiare, poi, è fondamentale la parità e la collaborazione concreta all’interno della coppia: non deve più esistere il concetto patriarcale in cui l’uomo è il capo e la donna deve sobbarcarsi tutto il carico della casa. Fin da giovani e in famiglia bisogna educare alla parità dei sessi e all’autonomia».
Guardando alla Verona di oggi e alle sfide urbanistiche e ambientali della nostra città, quale riflessione si sente di lasciare agli amministratori e ai cittadini?
«Manca la comprensione della complessità del mondo che ci circonda. Un pezzo di prato non è solo un lotto da edificare, ma è vita: è terra, acqua, sole, insetti, biodiversità. Il mio monito è quello di recuperare la cultura del territorio e la capacità di ascoltare le esigenze reali delle persone, ponendo il rispetto dell’ambiente e la qualità della vita al centro di ogni scelta urbanistica e politica».
di Claudia Viani

