“Referto” con immagini-documento relativo a marzo 2016
Allora
Degrado procurato di soppiatto da incivili presenze, magari anche ripetitive, “affezionate” al luogo ameno. Risulta questo preoccupante aspetto da un “sopralluogo” nel tratto finale di lungadige Catena, tra i ponti Catena e Unità d’Italia. Soprattutto lungo il sentiero-passeggiata che, partendo dalle tracce superstiti della vecchia ed abbattuta “Trattoria all’Adige” (area oggi interessata da un “progetto di ristrutturazione con demolizione e ricostruzione ai sensi della L. R. 14/2009 di un edificio adibito a ristorante”), di cui rimangono il cancello d’ingresso con l’insegna soprastante e qualche “avanzo” dell’opera d’abbattimento ormai preda di infestanti, prosegue lambendo un tratto d’interesse naturalistico lungo il fiume Adige.








Lasciata alle spalle la superficie recintata che inglobava il nucleo centrale dell’ex esercizio ristorativo raso al suolo e percorrendo la stradina bianca (stando bene attenti a non pestare i simpatici “ricordini” dei tanti cani che i loro “ecologisti” padroni portano qui a far i propri bisogni), a sinistra, oltre la rete metallica, si può scorgere quanto impropriamente abbandonato, compresi pali di legno, rifiuti e… tazza del w.c.


Più avanti, nell’erba a lato sinistro del tratturo, spuntano i residui (piatti usa e getta, nel senso letterale del termine) di qualche picnic, una scassata sedia di plastica, vasi rotti, la ventola d’un ventilatore. Tutta sporcizia completamente ignorata e che ristagna da chissà quando, al punto d’essere entrata nella (cosiddetta) “normalità visiva” della zona.


Sulla sponda ed a filo d’acqua del fiume, poi, va in scena un vergognoso… “crescendo rossiniano della negligenza”. Materasso, giacconi, borselli, indumenti, vecchie pentole stanno alla rinfusa accanto a rottami di biciclette e ad altre cianfrusaglie, facendo ipotizzare l’intenzione, da parte di sconosciuti ladruncoli, del loro disfarsene (dopo averli alleggeriti di quanto tornasse utile) in un luogo riparato da sguardi indiscreti.





La riva dell’Adige, a pochi passi, non è in migliori condizioni di… salute, con l’inquinamento procurato da resti lignei arenati, bottiglie di plastica e lattine, sacchetti pieni di putridume, perfino palle da tennis ed un casco per moto, finito lì secondo machiavellici come e perché.



Il desolante “supermarket della sciatteria” non trova una qualche consolazione coabitando con le spiaggette vicine note, a chi s’accontenta e le frequenta d’estate, come “Catena Beach”, tutto sommato tenute bene, comprese le “attrezzature ludiche” accessorie (tavolini, campetto da bocce, focolari, fune per dondolarsi od arrampicarsi appesa ad un albero).





In alternativa agli usi propri ed impropri della superficie di sponda, qualche solitario pescatore ha trovato spazio per una tranquilla pratica, nel rispetto di quanto stabiliscono dei cartelli in lungadige Catena (“Associazione Pescatori Provincia di Verona – Art. 31 Legge Regionale 09/12/1986 N. 50 – Acque in concessione – Pesca riservata ai tesserati A.P.P.V.”), vietando altresì la caccia in quanto “oasi di protezione”.


La bonifica dell’area maggiormente compromessa ed un controllo delle frequenze “strane” sono auspici elementari per rasserenare l’ambiente e gli animi di chi frequenta quello scampolo di lungadige, oggi dai santi protettori alquanto… distratti…
“Quadro clinico” negativo pressoché ribaltato
Attualmente
A distanza di otto anni la situazione di declino riferita all’epoca (poi girata a preposti istituzionali perché provvedessero a rimediare) ha avuto un lieto fine, specialmente lungo il sentiero (ed i suoi dintorni di boscaglia nei pressi del corso del fiume) che si stacca dall’ultima appendice asfaltata di lungadige Catena, prima della curva a gomito con via Francesco Morosini.
Le brutture ambientali relative a marzo 2016 sono state risanate e la vegetazione senza immondizie e robaccia varie accoglie ai lati chi si sofferma sul percorso per rilassarsi o vi bazzica per scarpinate o jogging o quattro passi col proprio cane.
Se viottolo e polmone verde, ora, hanno divorziato dall’incuria e dal vandalismo (forse anche per un accresciuto o riacquistato senso di responsabilità e di controllo ecologici da parte di organi competenti o di volenterosi, abituali frequentatori della zona), permane nello squallore l’area che avrebbe dovuto evolversi in un qualcosa d’immobiliare, recintata malamente con una struttura claudicante semicoperta da teloni sbrindellati. La superficie interna risulta ricoperta di erbacce rigogliose ed arbusti e nell’apparente abbandono. L’aspetto complessivo lascia supporre orgogliose ed ottimistiche intenzioni rimaste malinconicamente sulla carta…






Nel segmento finale di lungadige Catena sono state collocate due panchine particolari. Una color rosa “italo-francese”, dove, in bella calligrafia, sono state scritte due frasi-effetto: “Sei bella come gli innamoramenti” e “Dans cet endroit il faut s’embrasser” (“In questo posto bisogna baciarsi”).



E l’altra “europeista”, color blu che fa da sfondo ad un cerchio di 12 stelle dorate, come la bandiera dell’Unione europea.


Purtroppo, la via in parallelo al fiume ha immancabili pecche: i voluminosi rotoli mollati da burini accanto a due inadeguati cassonetti ed una tabella del Comune per le affissioni in concessione imbrattata dai graffitari.



Al civico 5 venne rapito dalle Brigate Rosse il generale americano James Lee Dozier
Lungadige Catena 5, al sesto piano, fu drammatico teatro d’un clamoroso fatto di cronaca diventato episodio di storia contemporanea.





Il 17 dicembre 1981 alcuni membri dell’organizzazione eversiva d’estrema sinistra, Brigate Rosse, rapirono lì il generale americano James Lee Dozier, sottocapo di Stato Maggiore addetto alla logistica del Comando delle Forze terrestri della NATO nell’Europa meridionale, al suo ritorno a casa dove l’aspettava la moglie Judith Stimpson.
Si trattò dell’inizio della sua prigionia nel “carcere del popolo” (definito così dai terroristi) terminata nella sua liberazione in un appartamento a Padova, il 28 gennaio 1982, con un blitz del Nocs (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza).
Servizio e foto di Claudio Beccalossi
Il direttore de “Il Giornale dei Veronesi”, Claudio Beccalossi, ha scritto un saggio sulla vicenda del generale americano intitolato “La memoria riannodata. Il sequestro Dozier – 17 dicembre 1981 – 28 gennaio 1982” (Tralerighe libri – www.tralerighelibri.com – , Lucca, luglio 2023), con una memoria dell’ex magistrato Guido Papalia, pubblico ministero nel processo di primo grado agli arrestati, cronologia degli avvenimenti e foto anche inedite ed esclusive.


