Giorgio (Verona, 18 giugno 1940 – Verona, 6 settembre 2022, data di morte chissà perché attribuita al 7 settembre 2022 da vari media), noto calciatore nel ruolo di centrocampista, riposa nella tomba di famiglia Majoli, nell’area nuova del Cimitero monumentale (per la precisione e per tifosi nostalgici che vogliano farne visita, zona A, stilobate, n. 0041). Accanto alla moglie, Anna Maria Adami (21 aprile 1941 – 10 luglio 2023).




Majoli (e non Maioli), caratterizzato da gambe magre, quasi esili, di cui, comunque, si servì abilmente con perseveranza tecnica, s’è fatto le ossa nel San Zeno, squadra di promozione, giocando in seguito nelle giovanili dell’Hellas Verona dal 1955 al 1958 (insieme al grande Pierluigi Cera – Legnago, 25 febbraio 1941 – , poi del Cagliari e della Nazionale) ed in prima squadra dal 1959 al 1960 (in serie B, con 5 reti realizzate), nel Napoli (dove debuttò in serie A segnando la sua prima rete nella massima divisione che, in ogni caso, non gli fece evitare lunga panchina) dal 1960 al 1961, di nuovo nella formazione scaligera dal 1961 al 1964 (16 goals), nel Foggia (con altre 16 reti) dal 1964 al 1971, ancora nell’Hellas Verona dal 1971 al 1973 (1 segnatura), nel Lecco dal 1973 al 1974, concludendo la carriera nel Cardi Chievo nel 1974-1975.

S’è poi dato ad una breve carriera d’allenatore, come vice dell’Hellas Verona nel 1978-1979 e nelle giovanili della stessa società dal 1979 al 1980.
Forse il periodo d’oro di Majoli tra i professionisti è stato quello vissuto col Foggia, diventando uno dei giocatori più prediletti da parte dei tifosi locali. Per designarlo al meglio con un nomignolo appropriato si sono inventati i soprannomi de “il Professore” (per la sua classe sul campo), “Sinistro proibito” e “il Mancino terribile” (per la sua priorità naturale di tiro).
Frammenti di ieri d’un calcio gentiluomo i cui ricordi sono gelosamente custoditi negli annali dell’agonismo veronese. E che riemergono davanti al luogo del suo ultimo passaggio, del pallone scagliato tra le nuvole…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
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