Cinquant’anni fa, il 12 aprile 1945, l’addio a Franklin Delano Roosevelt, l’unico presidente degli Stati Uniti a ricoprire più di due mandati. Malato di poliomielite, incapace di camminare senza ausili, Roosevelt ha sfidato la sua condizione fisica e ha condotto il paese attraverso la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. Nato in una famiglia aristocratica, intraprese una carriera politica che lo vide dapprima senatore dello stato di New York, poi governatore di quello stesso stato, prima di arrivare alla Casa Bianca nel 1933. Fu proprio la sua esperienza come governatore, unita al suo approccio pragmatico, a forgiarlo come leader capace di affrontare le crisi.
Quando Roosevelt salì alla presidenza, gli Stati Uniti erano travolti dalla Grande Depressione, con milioni di persone senza lavoro e la fiducia nelle istituzioni praticamente svanita. In quel momento storico cruciale, Roosevelt ebbe una grande intuizione: un intervento pubblico massiccio e diretto nell’economia, attraverso il “New Deal”. Questo pacchetto di riforme, che includeva l’introduzione di programmi di lavori pubblici, sussidi per l’agricoltura, e la creazione di nuove agenzie governative per la regolamentazione del mercato, rappresentò un punto di svolta per gli Stati Uniti, che ridiede speranza a milioni di americani. Non si trattò solo di un programma economico, ma di una visione radicale su come la politica e lo Stato potessero intervenire direttamente nella vita delle persone e rigenerare l’economia. Il New Deal, pur fra le sue contraddizioni, gettò le basi per il “welfare state” moderno, aprendo la strada a un nuovo patto sociale che avrebbe segnato l’occidente.
Non mancano però le critiche alla sua presidenza. La sua gestione della Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, ha visto Roosevelt fidarsi forse troppo del suo alleato Stalin, un uomo che, nonostante le promesse di collaborazione, aveva ben chiari i suoi interessi personali e la sua visione di un mondo sotto il dominio sovietico. Roosevelt era convinto che la cooperazione con l’URSS avrebbe garantito una pace duratura, ma la successiva Guerra Fredda ha mostrato quanto questa convinzione fosse ingenua.
Eppure, al di là delle sue debolezze, Roosevelt ha instillato nel popolo americano la fiducia necessaria per affrontare le sfide più gravi della storia moderna e ha portato gli USA nel secondo conflitto mondiale con un contributo fondamentale nella sconfitta del Terzo Reich.
Oggi, in un mondo che affronta disuguaglianze crescenti, crisi ecologiche e tensioni geopolitiche, la domanda che ci rimane è: cosa può ancora insegnarci Roosevelt? La ricerca della giustizia sociale e l’intervento pubblico per risollevare l’economia sono superati? Sono ancora applicabili alla nostra realtà?
È necessaria, oggi più che mai, una visione audace e concreta del futuro. Più che nuove barriere (commerciali e non solo) serve un “New New Deal” che risponda alle sfide globali del nostro tempo. Come ha detto Roosevelt stesso: “la sola cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa”.
di Matteo Peretti

