Cari lettori,
ancora una volta sono qui a cimentarmi con situazioni di intolleranza che fino a pochi anni fa mai avrei pensato di dover commentare, almeno non con questa frequenza.
Prima l’Università di Bergamo, dove un gruppo di facinorosi/e impedisce a me e ad altri relatori di parlare, in occasione dell’8 marzo, della situazione delle donne, ancora vittime di numerose difficoltà nel potersi affermare nel mondo del lavoro, se non oggetto di violenze vere e proprie. Poi la vicenda incredibile della neo Sindaco di Merano, che si toglie precipitosamente la fascia tricolore da Primo Cittadino, quasi le scottasse addosso o, peggio, la nauseasse.
Infine, e siamo a questi giorni, la lettera di un gruppo di docenti del Liceo Scientifico Statale “Bramante” di Magenta, che scrivono al Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara per contestare il protocollo d’intesa che prevede che l’Associazione Nazionale Bersaglieri – che per capirci meglio sono coloro che hanno speso la loro vita o parte di essa all’interno di questa Arma dell’Esercito Italiano e che ora, da pensionati, si distinguono assieme alle altre associazioni d’Arma nel prodigarsi per attività sociali in aiuto alla collettività locale – possano portare le loro esperienze di servizio, spesso di protezione civile, ma soprattutto di poter parlare di quei valori irrinunciabili come la democrazia, la libertà, il rispetto della Costituzione e delle patrie leggi, agli studenti delle nostre scuole.
Quindi niente Rambo, niente facinorosi, nessuna chiamata alle armi, ma solo l’intento di spiegare ai nostri giovani la storia risorgimentale, l’Unità d’Italia, il Tricolore, l’Inno Nazionale, il rispetto per lo Stato, per i caduti di tutte le guerre, l’amor di Patria e il raccontare di come si è servito il proprio paese per mantenere la pace in tante missioni di peace keeping decise dalle Nazioni Unite, o aver spalato fango e macerie in occasione di alluvioni o terremoti.
Eppure, ai (spero) pochi professori di Magenta, ciò è sembrato sconveniente, perché comunque assieme ai tanti spunti testé descritti, probabilmente ci sarebbe stato un passaggio anche sull’obbedienza – evidentemente diventata causa di tutti i mali (sic!) e che per la militarità rappresenta invece un elemento positivo ed imprescindibile – e forse sull’uso delle armi, fa nulla se queste servono a difendere sé stessi e la popolazione italiana da eventuali aggressioni esterne.
La cosa più grave è che il tutto accade in una città, Magenta, che ha una tradizione secolare con i nostri amati bersaglieri, e proprio in prossimità del 2 giugno, festa della Repubblica, e del 4 giugno, ricordo della battaglia di Magenta, avvenuta appunto il 4 giugno 1859, nel corso della Seconda Guerra di Indipendenza, tra i soldati asburgici e l’esercito franco piemontese, che portò alla liberazione di Milano e nella quale furono impiegati anche i reggimenti dei bersaglieri.
Cosa altro aggiungere, se non che non posso condividere affatto questa presa di posizione da parte di alcuni docenti, evidentemente confusi, o peggio all’oscuro di quelle che sono e che fanno le Associazioni d’Arma come quella dei Bersaglieri, ma anche quella degli Alpini, dei Carabinieri, dei Finanzieri, dei Granatieri, dei Marinai, degli Aviatori, dei Poliziotti e di tutte le associazioni che rappresentano gli italiani in divisa di ieri, di oggi e di domani, e che non meritano un simile oltraggio. Per tutto questo, spero vivamente in un intervento del nostro Presidente della Repubblica.
Cordialmente, il Vostro Colonnello

