Cari lettori,
dopo l’estate, eccomi di nuovo con Voi per parlarvi di alcune iniziative che mi hanno coinvolto, e che mi coinvolgeranno anche nei prossimi mesi, su tematiche di stretta attualità: dal fenomeno delle baby gang e del bullismo, alla sicurezza in casa e alla legittima difesa, messa a dura prova da rapinatori senza scrupoli come accaduto al Maresciallo Maggiore Domenico Scarcella e di cui vi parlerò la prossima volta; dalla violenza di genere ed i femminicidi, con numeri che non scendono come tutti vorremmo, alla Legalità, minacciata ogni giorno dalla criminalità organizzata.
Oggi voglio parlarvi brevemente della prima di queste forti tematiche: le baby gang e il bullismo.
Giorni fa sono stato invitato ad intervenire, assieme ad altri relatori particolarmente qualificati, ad una serata in quel di Gazzaniga (BG), ospite del locale Circolo di Fratelli d’Italia, per comprendere e far comprendere meglio l’evolvere del fenomeno delle bande criminali giovanili, che parte dall’iniziale disagio di una fascia d’età, per finire – per ora – a una vera e propria emergenza sociale che incide sulla sicurezza urbana. Pensate solo che in Italia, da gennaio ad aprile 2022, sono stati pubblicati 1909 articoli contenenti riferimenti a “gang giovanili” o “baby gang” su giornali o agenzie stampa nazionali e locali. Questo numero da solo supera il numero totale di articoli simili pubblicati in tutto il 2021 (1249) ed è più di due volte il numero di articoli del 2020 (741), a testimoniare l’esplosione sociale di un problema che non va sottovalutato!
Nel corso dell’evento, seguito da un pubblico numeroso ed attento, ho tracciato l’identikit delle bande: il primo gruppo, il più numeroso, è quello composto da bande cosiddette fluide, prive di una struttura definita, prevalentemente dedite ad attività violente o devianti, presenti in tutte le macroaree del paese; il secondo fa riferimento a bande che si ispirano o hanno legami con organizzazioni criminali italiane, presenti specialmente nel Sud, e composti quasi totalmente da italiani. Le organizzazioni di stampo mafioso molto spesso reclutano minori come bacino di manovalanza da impiegare nella microcriminalità; abbiamo poi i gruppi con una struttura definita ma senza riferimenti ad altre organizzazioni e dediti ad attività criminali specifiche, come furti o rapine, e presenti in tutte le aree del paese e composti in prevalenza da italiani; infine, il quarto gruppo, comprende le bande che si ispirano a organizzazioni criminali o gang estere, presenti prevalentemente in aree urbane del Nord e Centro del Paese e composte in prevalenza da stranieri di prima o seconda generazione, i cosiddetti maranza.
E qui le cose si complicano ulteriormente, perché queste bande sono composte da ragazzi che arrivano da situazioni di estremo disagio: non sono inseriti socialmente, non vanno quasi mai a scuola, non si riconoscono nella cultura dei genitori, provenienti quasi sempre dal Nord Africa, ma rifiutano la cultura occidentale, e soprattutto sono facilmente manipolabili, quindi sono anche esposti a potenziali tentativi di indottrinamento e radicalizzazione jihadista, tant’è che si informano sui vari social sulla propaganda filo-Hamas che attecchisce nei giovanissimi musulmani immigrati di seconda o terza generazione, per combattere i miscredenti o kuffar.
Quello che sta accadendo nei cortei Pro Palestina sono un piccolo, iniziale esempio di come si stia arrivando ad un punto di contatto tra la violenza gratuita dei maranza e l’indottrinamento politico fondamentalista che vede la sua matrice nella Fratellanza Musulmana, molto attiva anche in Italia, e pronta a sfruttare il conflitto in medio oriente a proprio vantaggio.
Vi do solamente qualche dato: nel carcere minorile Beccaria di Milano, sette detenuti su dieci sono musulmani, immigrati di seconda generazione; nel 2024, su 496 ragazzi detenuti nei 17 istituti penali minorili, 254 erano stranieri, ovvero più della metà, e noi sappiamo che le carceri sono luoghi di facile radicalizzazione.
C’è quindi il rischio di trovarci in Italia, come già accaduto in Francia, Belgio, Gram Bretagna, con il problema delle Banlieu? La risposta forte dello Stato, ad oggi, è il Decreto Caivano, che punta alla riqualificazione urbana, a interventi sociali e culturali, ed a interventi di prevenzione e repressione delle bande giovanili.
Un dibattito che andrà avanti a lungo.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

