Cari Lettori,
ci risiamo, ancora una volta l’ennesimo ceffone ben assestato alle Forze dell’Ordine da parte di una magistratura che davvero pare non ce la faccia a valutare certe situazioni partendo non dico dalla parte del poliziotto, o carabiniere di turno (nessuno lo chiede e nessuno lo farebbe), ma almeno a calarsi per un nanosecondo nei panni, anzi nella divisa, scomodissima, di quell’uomo o quella donna che in quel momento deve prendere una decisione che potrebbe costare la propria vita, o quella di un cittadino innocente (e poco male se non riesco a provare lo stesso identico sentimento compassionevole anche nei confronti di chi ha scelto il crimine come “professione”).
La vicenda oramai è nota: è indagato per omicidio volontario il poliziotto che lunedì ha sparato e ucciso un uomo di origini marocchine di 28 anni, che gli avrebbe puntato contro una pistola, risultata poi a salve, nel quartiere milanese di Rogoredo, durante un servizio di controllo antidroga.
Quello che sconvolge è che oramai i PM sembrano non dare più alcuna importanza alla provenienza delle dichiarazioni e dei verbali posti in essere dalla Polizia Giudiziaria – quasi che gli agenti in servizio non siano più Pubblici Ufficiali, cui le norme riconoscono una fede privilegiata sui fatti che il verbalizzante attesta avvenuti sotto i suoi occhi o compiuti personalmente – ponendo sullo stesso livello poliziotto e criminale.
Nel caso in esame, da una prima ricostruzione sembrerebbe chiaro ed evidente si sia trattata di una legittima difesa putativa (art. 59 co. 4 c.p. ”se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”).
La legittima difesa cd. putativa prevede i medesimi requisiti di quella ordinaria, differenziandosi dalla stessa per l’insussistenza del pericolo di subire un’offesa ingiusta, solo supposta dal soggetto. Un esempio di scuola è costituito dal rapinatore che utilizza una pistola giocattolo, e che viene raggiunto dai colpi esplosi dal poliziotto intervenuto e che aveva supposto trattarsi di una pistola vera.
In questo caso, la condotta penalmente rilevante dell’agente non può ritenersi antigiuridica e lo stesso non sarà punito.
Qui invece siamo andati ben oltre, superando di gran lunga l’oramai arcinoto eccesso colposo nella legittima difesa, per approdare all’inverosimile accusa di omicidio volontario, delitto previsto dall’articolo 575 del codice penale che consiste nel provocare volontariamente la morte di un’altra persona, come se fosse facile colpire volontariamente al capo una persona a venti metri di distanza.
Ora, sono abituato a leggere o sentire di tutto, ma se c’è davvero qualcuno che possa pensare che un poliziotto esca di casa per andare a lavorare, con l’intento di volere volontariamente la morte di un altro uomo, allora ho la certezza che la giustizia abbia bisogno di una grande riforma.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

