Cari Lettori,
Oggi ci rivediamo con lo speciale all’interno della rubrica perché continuiamo ad intervistare le giovani promesse della politica universitaria.
Ci troviamo nello specifico nella Commissione Paritetica di Giurisprudenza.
Siamo con Matilde Bentivoglio, classe 2001, studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Bergamo, in cui è anche Rappresentante degli studenti nel proprio Dipartimento.
Dal 2024 è anche Consigliere Comunale di Onore in provincia di Bergamo.
Militante dal 2019 in Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia.
Allora Matilde, sei al terzo mandato come Rappresentante degli studenti, attualmente in Commissione Paritetica della Facoltà di Giurisprudenza, dopo l’esperienza nel Consiglio di Corso di Giurisprudenza. Come è evoluto nel tempo il tuo modo di vivere la rappresentanza?
“Ho iniziato il mio percorso di rappresentanza già dal primo anno, in un periodo particolare, quando le lezioni e le elezioni si svolgevano online a causa dell’emergenza Covid. In questi cinque anni ho avuto modo di partecipare a diversi organi: sono stata membro del Consiglio di Corso di Giurisprudenza, del Gruppo di Gestione per l’Assicurazione della Qualità, della Commissione Paritetica e del Consiglio di Dipartimento. È naturale che, con il tempo, il mio modo di vivere la rappresentanza sia cambiato. All’inizio mi sono trovata di fronte a dinamiche completamente nuove e ho avuto bisogno di un periodo di adattamento. Col passare degli anni sono diventata meno timida, se così si può dire, e sicuramente più sicura nell’esprimere le mie opinioni, talvolta arrivando a insistere su alcuni temi per me importanti. Dal secondo mandato in poi ho iniziato a vivere questa esperienza con ancora più passione e impegno. Entrare sempre più a fondo nei meccanismi di organizzazione e supervisione del dipartimento ha rafforzato in me la voglia di mettermi in gioco, con l’obiettivo di contribuire concretamente al miglioramento della realtà accademica e al benessere degli studenti.”
Quali differenze hai riscontrato tra il lavoro nel Consiglio di Corso e quello nella Commissione Paritetica?
“Il Consiglio di Corso si riunisce indicativamente una volta al mese ed è composto da tutti i docenti del corso di Giurisprudenza e dai rappresentanti degli studenti. Al suo interno si affrontano principalmente questioni legate alla didattica e alla gestione delle carriere: piani di studio, riconoscimento dei crediti, approvazione delle pratiche degli studenti (come passaggi di corso, modifiche dei piani di studio o integrazioni per studenti Erasmus). Si tratta quindi di un lavoro più operativo e impegnativo per i docenti, mentre per i rappresentanti degli studenti risulta generalmente meno complesso. La Commissione Paritetica, composta in egual numero da professori e studenti, ha invece un ruolo diverso: si occupa di monitorare la qualità della didattica, l’offerta formativa e i servizi agli studenti, attraverso l’analisi dei dati e la redazione di una relazione annuale trasmessa al Presidio della Qualità e al Nucleo di Valutazione.
Inoltre, è l’organo competente a intervenire in caso di segnalazioni e reclami da parte degli studenti.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, il lavoro in Commissione Paritetica è stato decisamente più stimolante. Richiede una partecipazione più attiva, sia per la natura dei temi trattati sia per la composizione ristretta dell’organo (tre docenti e tre studenti), che favorisce un confronto diretto e un dialogo più immediato.”
Qual è l’aspetto della Commissione Paritetica che ritieni più importante per migliorare concretamente l’esperienza degli studenti?
“Ritengo che l’aspetto più importante della Commissione Paritetica sia la possibilità di incidere in modo concreto sulla qualità della didattica e dei servizi, partendo dall’analisi dei questionari compilati dagli studenti al termine dei corsi e dall’ascolto diretto di eventuali segnalazioni.
Questo consente di individuare in modo sistematico criticità e punti di forza dell’offerta formativa e di avanzare proposte di miglioramento.
La composizione paritetica tra docenti e studenti favorisce inoltre, come ho accennato prima, un confronto diretto e costruttivo, che permette di trasformare le esigenze degli studenti in interventi concreti.
In questo senso, la relazione annuale rappresenta uno strumento fondamentale per portare all’attenzione degli organi competenti osservazioni e suggerimenti che possono tradursi in miglioramenti reali dell’esperienza universitaria.”
Dal tuo osservatorio privilegiato, quali sono oggi le principali esigenze degli studenti di Giurisprudenza?
“Sicuramente le principali esigenze degli studenti di Giurisprudenza riguardano, da un lato, la comprensione di come affrontare in modo efficace il carico di studio, soprattutto durante il primo anno, che rappresenta spesso un momento di forte impatto.
Dall’altro lato, emerge con forza la richiesta di un maggiore contatto con la dimensione pratica del diritto: gli studenti sentono il bisogno di affiancare allo studio teorico strumenti ed esperienze che permettano di “toccare con mano” la realtà professionale e applicativa.”
Oltre all’impegno universitario, sei anche Consigliere Comunale a Onore. Quanto l’esperienza accademica ti ha aiutato nel ruolo amministrativo?
“Onore è un comune piccolo, ma molto vissuto sia dai suoi abitanti sia da chi lo frequenta dall’esterno: nei mesi estivi, in particolare, la popolazione sul territorio arriva a più che triplicare.
Il percorso di studi in Giurisprudenza mi ha aiutata soprattutto a comprendere meglio alcune dinamiche tecniche e amministrative, come la lettura degli atti, delle delibere e dei bilanci, oltre al funzionamento degli organi istituzionali. In entrambi i contesti, universitario e comunale, ho potuto sperimentare quanto siano fondamentali l’ascolto delle esigenze delle persone e il senso di responsabilità nel prendere decisioni che incidono concretamente sulla comunità.”
Che differenze trovi tra rappresentare studenti universitari e rappresentare una comunità territoriale?
“Avendo più esperienza in ambito universitario, mi sento più a mio agio in quell’ambiente: ci sono stati periodi in cui trascorrevo più tempo in università che a casa, e questo mi ha permesso di conoscere a fondo le sue dinamiche e i bisogni degli studenti.
La rappresentanza studentesca si rivolge a una comunità per molti aspetti omogenea, con esigenze condivise legate allo studio, alla didattica e ai servizi universitari. Paradossalmente, ho vissuto maggiori momenti di confronto politico, e talvolta di scontro, in università che in Comune, dove il gruppo di lavoro è particolarmente unito.
Rappresentare una comunità territoriale è un’esperienza diversa. Un Comune è composto da persone di età, interessi ed esigenze differenti, e le decisioni amministrative hanno un impatto diretto e immediato sulla vita quotidiana dei cittadini.
Questo richiede una maggiore capacità di mediazione, ascolto e responsabilità, perché si è chiamati a tenere insieme istanze anche molto distanti tra loro.
Nonostante le differenze, in entrambi i casi, rappresentare significa farsi carico delle esigenze degli altri e cercare di tradurle in scelte concrete.”
Che consiglio daresti a uno studente che vorrebbe mettersi in gioco nella rappresentanza ma non ha ancora fatto il primo passo?
“Direi semplicemente di buttarsi.
Anch’io all’inizio avevo dubbi e timori, soprattutto perché mi trovavo davanti ad un ambiente nuovo e a dinamiche che non conoscevo. Ho però capito che molte cose si apprendono proprio facendo esperienza.
Anche se all’inizio può sembrare impegnativa o intimidatoria, è facendo il primo passo che si cresce: si impara strada facendo, confrontandosi con studenti e docenti e comprendendo meglio i meccanismi dell’università.
È un’esperienza che consiglio a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e contribuire attivamente al miglioramento della vita accademica.”
Oggi si dice spesso che i giovani si interessino meno alla politica: secondo te è davvero così?
Perché è importante, se non partecipare attivamente, almeno informarsi con attenzione e consapevolezza su chi si sceglie di votare?
“Secondo me non è davvero così. Una parte consistente della popolazione in generale si è progressivamente allontanata dalla politica e, di conseguenza, anche una parte di giovani. Questo però non significa mancanza di interesse, quanto piuttosto mancanza di fiducia o di spazi in cui sentirsi realmente ascoltati.”
Perché è importante, se non partecipare attivamente, almeno informarsi con attenzione e consapevolezza su chi si sceglie di votare?
“Se molti giovani sapessero che esistono movimenti, associazioni e contesti in cui è possibile esprimersi, impegnarsi e lavorare concretamente per le proprie idee e ideali, probabilmente il coinvolgimento sarebbe maggiore. Proprio per questo ritengo fondamentale, anche quando non si partecipa attivamente, informarsi in modo consapevole e critico.
Sappiamo fin troppo bene che votare non è solo un diritto, ma anche una responsabilità: scegliere con attenzione significa incidere sulle decisioni che influenzano il presente e il futuro della comunità. Informarsi permette di andare oltre slogan e semplificazioni, e di compiere scelte più coerenti con i propri valori.”
Ringrazio per la disponibilità Matilde Bentivoglio, e vi do appuntamento con il prossimo ospite.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

