Roma, 2 luglio 2026
Un detenuto italiano di 68 anni, originario della Puglia, si è tolto la vita nella notte all’interno della propria cella nella Casa circondariale di Bolzano. Il personale della Polizia Penitenziaria, accortosi dell’accaduto, è intervenuto immediatamente attivando tutte le procedure di emergenza e prestando i primi soccorsi, ma ogni tentativo di salvargli la vita si è purtroppo rivelato vano. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime profondo cordoglio per l’ennesimo dramma consumatosi all’interno di un istituto penitenziario.
«Esprimiamo innanzitutto vicinanza umana ai familiari della persona deceduta e al personale di Polizia Penitenziaria che ha operato con tempestività e professionalità nel tentativo di evitarne il tragico epilogo», dichiara David Stenghel, vicesegretario regionale del SAPPE Veneto, in servizio presso il carcere di Trento. «Ogni suicidio rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario e costituisce un evento altamente traumatico anche per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria che, oltre a intervenire in situazioni di estrema emergenza, devono poi convivere con il peso psicologico di quanto accaduto. A Bolzano, inoltre, continua a pesare una cronica carenza di organico che rende ancora più difficile garantire vigilanza, assistenza e sicurezza all’interno dell’istituto.»
Il SAPPE evidenzia come il suicidio di un detenuto rappresenti un importante fattore di stress non soltanto per il personale di Polizia Penitenziaria direttamente coinvolto nelle operazioni di soccorso, ma anche per gli altri detenuti presenti nell’istituto. Per questo motivo, un’efficace organizzazione dei programmi di prevenzione del rischio suicidario e procedure operative tempestive costituiscono strumenti fondamentali non solo per la tutela delle persone detenute, ma anche per la salvaguardia dell’equilibrio operativo e psicologico dell’intera comunità penitenziaria.
Sul tema interviene anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE: «Da anni sosteniamo che la prevenzione del suicidio in carcere richiede un impegno costante, multidisciplinare e risorse adeguate. La Polizia Penitenziaria svolge quotidianamente un lavoro straordinario, spesso silenzioso e poco conosciuto, intervenendo in migliaia di situazioni di emergenza. Purtroppo, però, vi sono casi nei quali la libera e improvvisa determinazione di alcuni detenuti di togliersi la vita rende impossibile impedire il gesto estremo, nonostante la professionalità e l’abnegazione del personale.»
Capece ricorda i numeri che testimoniano l’impegno quotidiano degli appartenenti al Corpo: «Dal 2000 ad oggi le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato oltre 25.000 tentativi di suicidio nelle carceri italiane e impedito che quasi 190.000 episodi di autolesionismo producessero conseguenze ancora più gravi. Sono dati impressionanti che raccontano meglio di qualsiasi parola quanto sia incessante l’attività svolta dal Corpo per la tutela della vita e della sicurezza all’interno degli istituti penitenziari.»
Il segretario generale del SAPPE rinnova quindi l’appello alle istituzioni: «Occorre rafforzare gli organici della Polizia Penitenziaria, anche nella Casa circondariale di Bolzano, e investire concretamente nei programmi di prevenzione del disagio psichico, nell’assistenza sanitaria e nel supporto psicologico sia ai detenuti sia al personale. Non possiamo lasciare soli gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, chiamati ogni giorno a gestire situazioni di estrema complessità in condizioni operative sempre più difficili. Servono interventi concreti, perché ogni tragedia lascia ferite profonde nell’intero istituto penitenziario e in chi vi opera con professionalità e senso dello Stato.»

