“Sono preoccupata perché non intravvedo una visione strategica nelle politiche attive per il lavoro, da parte del governo. Alla prova dei fatti Regioni e autonomie, là dove hanno lavorato in sinergia come in Veneto, hanno dimostrato di saper gestire con efficienza e con buoni risultati la crisi del mercato del lavoro, il ricollocamento degli espulsi e la disoccupazione giovanile. Ma le riforme attualmente in itinere, dal Jobs Act al riordino delle Province alla riforma costituzionale ora al vaglio del voto popolare, rischiano di smantellare i sistemi regionali. Con quali risultati per i 160 mila disoccupati veneti attualmente iscritti alle liste di collocamento?”. Questi gli interrogativi aperti che l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, ha posto a Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal (agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) nel confronto pubblico sulla riforma degli ammortizzatori sociali e gli effetti del Jobs Act, svoltosi a Verona, nell’ambito di Job&Orienta, in dialogo con i segretari confederale e regionale della Cisl, Gigi Petteni e Onofrio Rota.
“Il Veneto è tra le regioni leader in Italia per le politiche attive del lavoro – ha messo in evidenza l’assessore – Il nostro modello si fonda sull’integrazione a rete tra servizi pubblici e soggetti privati accreditati in grado di collaborare nell’utilizzo di fondi regionali, nazionali e comunitari per l’inserimento occupazionale, la formazione, l’orientamento, gli ammortizzatori sociali. Il Veneto conta oggi una rete composta da 39 centri per l’impiego pubblici, con quasi 400 operatori, e da circa 200 enti accreditati con oltre 1200 operatori, a cui si aggiungono 31 agenzie per il lavoro. Questa rete è stata il principale strumento di attuazione della programmazione integrata delle politiche regionali e di gestione degli anni recenti della crisi”.
In una regione come il Veneto, dove la crisi economico-finanziaria ha causato circa 160 mila disoccupati, gli indicatori sugli esiti delle politiche attive appaiono di segno positivo: attualmente sono 47 mila i giovani iscritti al programma Garanzia Giovani, con un tasso di presa in carico del 98%, il più alto in Italia; e sono 22 mila gli adulti destinatari di misure di accompagnamento al lavoro o di ricollocazione, tra over 50, disoccupati e inoccupati, e lavoratori a rischio di espulsione, per un totale di oltre 40 milioni di euro impegnati in sussidi e interventi di formazione e ricollocazione. Il tasso di disoccupazione regionale è del 7%, a fronte di una media nazionale dell’11,5%. E il tasso di occupazione surclassa di nove punti il dato nazionale: 65,4% contro il 56,8% della media nazionale.
“Alla prova dei fatti il Veneto dimostra, dunque, di aver messo in campo un piano organico – ha ragionato Donazzan – impegnando il 105% delle risorse assegnate dall’Unione europea nel ciclo di programmazione 2007-2013 e oltre il 30% degli 800 milioni previsti dall’attuale programmazione 2014-2020. Ciò dimostra capacità istituzionale e programmatoria e relazioni sane con il territorio”.
“Ma ora siamo alla finestra, in attesa di capire quale valore aggiunto ci dobbiamo aspettare dalla riforma degli ammortizzatori sociali e dalla sperimentazione dei contratti di ricollocazione. E viviamo un’attesa carica di preoccupazioni”.
“Sinora abbiamo visto – ha proseguito l’assessore – pesanti tagli finanziari alla Regione e agli enti locali, che stanno causando una conseguente caduta dei livelli di servizio, compensata solo dal senso di responsabilità delle istituzioni regionali e locali. Eppure il buon esito delle politiche del lavoro, della formazione e dell’istruzione, imporrebbe di non svilire l’autonomia dei sistemi regionali e territoriali”.
“Ora ci troviamo in una situazione di stallo, nell’impossibilità di dare risposte vere ai Centri per l’impiego, all’assegno di ricollocazione, alle esigenze di un mercato del lavoro che vuole essere lasciato libero di decidere e di autoregolarsi.
Se si vuole omogeneizzare, innalzando verso l’alto, la qualità dello politiche attive per l’occupazione e il lavoro nel Paese – ha fatto appello Donazzan – si prendano a modello le ‘buone prassi’, come quelle del Veneto. Non si smantelli ciò che funziona, per giustificare un lento e ondivago processo di riaccentramento statale delle funzioni.
Nella nostra regione siamo abituati a giocare in serie A, ma se il Governo ci costringerà a giocare in serie B, o peggio in C, inevitabilmente i servizi che siamo abituati a dare ai cittadini perderanno in qualità ed efficienza”, ha concluso.

