Prof. Zamboni: “Fondamentale il ruolo di familiari e caregiver”
Verona, 11 agosto 2026
I dati epidemiologici da anni dimostrano il fenomeno mondiale per cui i cambiamenti climatici, con temperature più alte, determinano l’aumento della morbilità, soprattutto nel paziente anziano. Ma al di là di questo rischio noto, a rendere ancora più vulnerabili gli anziani sono la povertà e la solitudine, due aggravanti delle emergenze caldo degli ultimi anni.
Stagione estiva e solitudine. Gli anziani vanno spesso incontro a minor capacità di difesa rispetto alle esposizioni a rischio, alle alte temperature, una minor prudenza e soprattutto la mancanza di stimoli periodici all’idratazione. Questi fattori determinano un pericolo amplificato, soprattutto in quelli con povertà di relazioni. Per questo la prevenzione non può ricadere solo sugli anziani stessi: familiari e caregiver hanno un ruolo fondamentale nel vigilare, incoraggiare comportamenti corretti e assicurare che gli anziani non affrontino questa stagione da soli.
Principali malattie. Le principali problematiche che possono interessare l’anziano nel periodo di calore estivo sono: il colpo di calore, più raro, stanchezza, l’astenia, l’apatia, la poca voglia di fare, diminuzione della pressione, la disidratazione, le cadute, delle presincopi e delle sincopi. Gli anziani tanto più sono fragili tanto più sono predisposti a queste condizioni. L’invecchiamento di per sé predispone qualsiasi persona in età avanzata ad una minor capacità di difesa omeostatica nei confronti dell’aumento delle temperature, specialmente a causa della riduzione della sudorazione e la minor voglia di bere.
Attenzione alla perdita di liquidi. L’idratazione giornaliera consigliata è di circa 2 litri d’acqua, tuttavia è necessario prestare attenzione alle perdite di liquidi che possono anche essere determinate da alcuni farmaci. Attenzione quindi a diuretici, ipotensivi e ai farmaci che riducono la sudorazione. Questi sono più frequenti in alcune tipologie di pazienti anziani, ad esempio quelli con il decadimento cognitivo. Anche in questi casi le variazioni nelle terapie farmacologiche vanno fatte solamente consultando il proprio medico di medicina generale.
Prof. Mauro Zamboni, direttore Uoc Geriatria B: “Molte volte l’anziano va aiutato ed il più a rischio è quello esposto socialmente perché povero o povero di relazioni, che è una cosa fondamentale. Gli anziani non sono istruiti in maniera sufficiente a cambiare i propri atteggiamenti quando cambiano le condizioni climatiche, anche ad esempio prestando attenzione ad una riduzione oculata e attenta ai farmaci che stanno assumendo. Se l’anziano non ci pensa, è fondamentale che ci pensino i familiari o un caregiver”.

