«In Nigeria stanno morendo migliaia di cristiani e l’Occidente continua a fare finta di niente. È uno scandalo morale e politico. Di fronte a una persecuzione che si trascina da anni, assistiamo al silenzio imbarazzante di gran parte dei grandi media occidentali e all’indifferenza della grande politica».
È la denuncia di Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto e rappresentante di Futuro Nazionale, davanti alla drammatica escalation di violenze che continua a colpire le comunità cristiane nigeriane.
«I numeri parlano chiaro. Negli ultimi anni sono stati migliaia i cristiani uccisi in Nigeria per ragioni legate alla loro fede: 5.014 nel 2023, 4.118 nel 2024 e 3.490 nell’ultimo periodo di rilevazione. Numeri spaventosi, che da soli dovrebbero imporre una risposta internazionale».
«E mentre questi numeri continuano a segnare una strage – prosegue Valdegamberi – si susseguono attacchi contro villaggi e comunità cristiane. Nel solo maggio 2026 sono stati riportati almeno 19 cristiani uccisi nel Plateau in una serie di attacchi; a luglio altre vittime si sono contate tra Plateau e Benue. In uno degli attacchi nel Plateau è stata sterminata un’intera famiglia di nove persone, compreso un bambino di appena due mesi».
«Parliamo di persone massacrate nelle loro case, famiglie distrutte, villaggi terrorizzati, rapimenti e migliaia di persone costrette a fuggire. Eppure queste notizie raramente riescono a conquistare l’attenzione che meriterebbero sui grandi mezzi di informazione occidentali».
«È arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome: in Nigeria esiste una grave minaccia rappresentata dal jihadismo e dall’estremismo islamista, con gruppi terroristici che prendono di mira anche comunità cristiane. Boko Haram, ISWAP e altre formazioni armate hanno alimentato per anni una spirale di terrore. A questa violenza si aggiungono gli attacchi di milizie armate nel Middle Belt, dove le comunità agricole, in larga parte cristiane, sono particolarmente vulnerabili».
«Questo non significa criminalizzare i musulmani, che nella stragrande maggioranza non hanno nulla a che fare con il terrorismo. Significa avere il coraggio di denunciare l’estremismo islamista quando colpisce e uccide persone innocenti in nome di un’ideologia religiosa radicale».
«La domanda che rivolgo alla politica italiana ed europea è semplice: quanto deve ancora accadere prima che decidiate di intervenire? Quanti morti servono per meritare una condanna? Quanti villaggi devono essere incendiati? Quante famiglie devono essere massacrate prima che questa tragedia diventi una priorità della diplomazia internazionale?»
«Trovo vergognoso – afferma Valdegamberi – che esista una straordinaria capacità di mobilitazione dell’opinione pubblica quando le vittime sono funzionali a determinate narrazioni politiche e, invece, quando a essere perseguitati sono cristiani africani sembra calare una cappa di silenzio».
«Non accetto l’esistenza di vittime di serie A e vittime di serie B. Un bambino cristiano ucciso in Nigeria ha la stessa dignità e lo stesso diritto alla vita di qualsiasi altro bambino nel mondo».
«Chiedo al Governo italiano, all’Unione Europea e alle istituzioni internazionali di rompere questo silenzio. Servono una pressione diplomatica forte sul governo nigeriano, la protezione effettiva delle comunità cristiane minacciate, il contrasto ai gruppi jihadisti e un monitoraggio internazionale sistematico delle persecuzioni religiose».
«Il silenzio non è neutralità. Quando si sa che una comunità viene perseguitata e si sceglie di non vedere, si diventa moralmente complici dell’indifferenza.»
«Io sto dalla parte delle vittime. Sto dalla parte dei cristiani perseguitati. E continuerò a chiedere che la politica e l’informazione abbiano il coraggio di parlare di questa tragedia, anche quando è scomodo farlo».

