Cari lettori,
giorni fa sono stato invitato ad una festa, la XXX festa dell’Emigrante in quel di Nembro, bellissimo paese della altrettanto bella Val Seriana, in provincia di Bergamo (BG). Come tutte le feste ci sono stati momenti conviviali, festeggiamenti, sorrisi e abbracci, ma prima di tutto c’è stata una rievocazione forte e a tratti molto commovente della tragedia di Marcinelle, dell’8 agosto 1956, quando in una miniera della Vallonia, in Belgio, morirono per un incendio e per i gas 262 minatori, di cui 136 italiani provenienti da tutta Italia.
Sono stati momenti che mi hanno toccato quando assieme a una signora italo belga, presente assieme ad altri italiani che risiedono ormai da decenni in Belgio, e ai loro figli e nipoti, abbiamo letto i nomi dei 136 italiani morti nella miniera, al rintocco della campana, e che furono successivamente insigniti della Medaglia d’Oro al Merito Civile, grazie anche all’impegno dei Ministri Beppe Pisanu e Mirko Tremaglia.
Una menzione particolare a Lino Rota, 96 anni portati benissimo, che fu uno dei primi soccorritori e i cui occhi diventano lucidi al solo cenno di ricordo, e alla moglie, Signora Mariuccia Abondio Rota, che assieme al marito Lino mantiene vivo il ricordo dell’emigrazione italiana, e bergamasca in particolare.
Tanti interventi significativi, dai Consiglieri Regionali di Fratelli d’Italia, Alberto Mazzoleni e Michele Schiavi, alla Consigliere Provinciale di Bergamo Giorgia Gandossi, al Sindaco di Nembro e alle delegazioni dei comuni di Albino ed Endine Gaiano, Saretta Vedovati e Maria Grazia Pettini, al Presidente dell’Associazione “Nembresi nel Mondo”, per finire al Presidente dell’Ente” Bergamaschi nel Mondo”, Carlo Personeni, che ha raccontato le condizioni di vita dei nostri emigranti in Belgio, condizioni spesso disumane, e che rappresentano ancora oggi una pagina vergognosa della recente storia europea.
La tragedia di Marcinelle rappresenta una delle più tragiche vicende che abbiano mai colpito le decine di milioni di italiani che, in varie ondate, nelle cosiddette “grandi emigrazioni” del ‘900 decisero, o dovettero decidere, di lasciare l’Italia per cercare lavoro e riscatto sociale nel Nord Europa, negli Stati Uniti, in Canada, nell’America del Sud, in Australia e in tantissimi altri posti del mondo.
Molti morirono, soffrirono, furono emarginati, ghettizzati, insultati e schiavizzati, ma alla fine riuscirono ad affermarsi e a far parte integrante del tessuto sociale in cui si erano stabiliti. Tanti hanno raggiunto i vertici di grandi aziende pubbliche e private, sono diventati star del cinema, campioni dello sport, hanno fatto carriere di livello assoluto nella politica, nella cultura, nella finanza ed in ogni altro settore della vita di quelle nazioni.
A tutti gli italiani che risiedono all’estero, ma il cui cuore batte ancora forte per l’Italia, va tutto il mio più deferente ed affettuoso saluto.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

