Cari lettori,
la vicenda della neo sindaca di Merano, Katharina Zeller, scaraventata sulla ribalta nazionale per il suo gran rifiuto ad indossare la fascia tricolore da Primo Cittadino della ridente località che ha l’onore e l’onere di amministrare, oltre che a sollevare una indignazione pressoché unanime in tutto il Paese, mi permette di riesumare, se non dai libri di storia – spesso restii a raccontare molti tragici fatti che hanno insanguinato la nostra storia, come ad esempio le foibe, o le epurazioni del dopo 25 aprile, o le marocchinate –, quantomeno dalla memoria di chi certe situazioni non le ha vissute in prima persona, ma ne ha sentito parlare dai colleghi più anziani che oggi sono per lo più in pensione da tanti anni: il terrorismo altoatesino, di matrice etnico-linguistica, che puntava a far annettere l’Alto Adige (o Südtirol) all’Austria. Questo fenomeno, ripeto poco conosciuto, provocò tra il 1956 ed il 1967 (con una ripresa negli anni Ottanta) centinaia di attentati, e decine di vittime.
A una fase iniziale sporadica, seguì la stagione organizzata di cui fu protagonista il Befreiungsausschuss Südtirol (Bas), ossia il “Fronte di liberazione del Sudtirolo” (1956-1961), e poi un’ultima fase, la più cruenta, di ispirazione neonazista e pangermanista (1962-1967).
Tra le modalità più spettacolari vi erano gli attacchi ai tralicci dell’alta tensione per mezzo di ordigni esplosivi (i giornali dell’epoca parlarono di “guerra dei tralicci”), a cui, nella fase più violenta (1964-1967), si aggiunsero azioni volutamente omicidiarie.
Ed infatti, ben 15esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate italiane vennero assassinate tra il 1964 e il 1967, in agguati alle caserme, imboscate, attentati sui treni ed altri luoghi pubblici. Tra i tanti attentati, particolarmente violenti furono quelli che causarono le stragi di Malga Sasso (1966) e di Cima Vallona (1967).
Rimasero uccisi in quegli anni quattro carabinieri,sei finanzieri,tre militaridell’Esercito Italiano,e due poliziotti. (fonte Ministero della Cultura – Rete degli Archivi).
Per fermare il terrorismo altoatesino, il Governo italiano emanò, assieme al Governo austriaco, il cosiddetto Pacchetto, concernente la questione dell’autonomia politica e linguistica dell’Alto Adige, mentre nel 1972entrò in vigore il nuovo Statuto di Autonomia (le cui misure trovarono piena applicazione solo nel 1992).
Gli attentati comunque non si arrestarono del tutto, nonostante le parti continuassero a lavorare per trovare una soluzione condivisa, ma ripresero, a bassa intensità, a partire dal 1978 per terminare ufficialmente nell’ottobre del 1988.
Alla fine, questa guerra portò ai tanto desiderati, da parte altoatesina, Statuti di Autonomia per: l’autogoverno, la gestione dei fondi, il bilinguismo ed altre vaste competenze in vari settori.
Tutto questo si è ottenuto al prezzo di:
361 attentati;
21 morti, tra cui i 15 appartenenti alle forze dell’ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi, deceduti mentre preparavano le loro bombe;
57 feriti, di cui 24 appartenenti alle forze dell’ordine e 33 civili.
Di contro, la giustizia italiana condannò in totale 157 persone, di cui:
103 italiani di lingua tedesca, 40 cittadini austriaci, 14 cittadini della Germania Occidentale.
Tanti altri terroristi non scontarono mai la propria pena perché riparati in Germania o Austria, o perché assolti nonostante fossero rei confessi.
Tutto questo non va dimenticato, come non vanno sottovalutate certe scene, come il rifiuto di indossare il tricolore, segnale evidentemente di un malessere ancora radicato.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

