Cari lettori, buongiorno.
Come educazione impone, quando si entra la prima volta in un posto nuovo, ci si presenta.
Mi chiamo Sergio De Santis, Colonnello della Guardia di Finanza da poco passato nella cosiddetta “riserva”; un modo elegante per dire che ho raggiunto l’agognata pensione.
Quando Christian, il mio giovane amico, brillante studente universitario presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Bergamo, mi propose la prima volta di dare più visibilità alla mia figura di Ufficiale del Corpo e di politico locale – sono stato consigliere comunale, nonché vice presidente di una commissione speciale sulla sicurezza urbana e reati ambientali, mafie ed ecomafie presso il comune di Como, candidato per il consiglio comunale di Bergamo e, da ultimo, responsabile del dipartimento sicurezza e legalità di Fratelli d’Italia delle Lombardia – e di dar quindi vita a una rubrica, era da poco esploso l’affaire Vannacci con tutte le sue conseguenze. Mi spiego meglio.
Il Generale Roberto Vannacci, in quel momento comandante dell’Istituto geografico militare di Firenze, aveva da poco pubblicato il suo libro “Il Mondo al contrario”, che aveva scatenato una ridda impressionante di critiche ed apprezzamenti, della cui portata credo rimase stupito lo stesso alto ufficiale.
Quello che mi aveva colpito era stato però l’avvio di un procedimento disciplinare, da parte dell’amministrazione militare, collegato all’uscita del libro, per motivi che non sto qui a specificare ma che possono riassumersi nell’aver provocato disdoro all’onorabilità dell’Esercito.
Essendo il sottoscritto ancora in servizio attivo, ed avendo già sperimentato cosa voglia dire occuparsi di politica locale mentre si è militari in attività, e quindi di essere troppo sotto i riflettori – ve la faccio breve: una miriade di grattacapi con la propria gerarchia militare – decisi di aspettare momenti migliori.
Oggi le cose sono cambiate: da fine dicembre 2024 sono Colonnello della riserva, e quindi “libero” di poter parlare ed esprimere la mia opinione, per chi vorrà ascoltarla.
Questa rubrica, che ho chiamato “In viaggio col Colonnello”, e col beneplacito del direttore editoriale, che ringrazio per lo spazio concessomi, mi consentirà, spero, di viaggiare assieme a voi, appunto, nell’Italia di oggi e nell’Italia di ieri, affrontando assieme diversi argomenti, che spazieranno dall’attualità, alla cronaca, dalla politica interna ed estera al sociale, il tutto con rimandi, ove possibile, alla mia esperienza ultraquarantennale nel Corpo, con aneddoti, curiosità, circostanze ed episodi capitatimi in tutta Italia.
Come dicevo, la mia esperienza nelle fiamme gialle mi ha portato da un piccolo (ma non troppo) paese della ciociaria (Ferentino), terra di papi, di grandi attori e del buon mangiare, alla Roma del potere e delle carriere costruite a tavolino; dalle città della provincia lombarda e del triveneto degli anni ottanta, quelle che molti rimpiangono perché considerate “sicure”, e non percepite insicure come oggi, alla Palermo degli anni novanta, quella delle stragi di Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e della sua volontà di riscatto dalla mafia; dalla Napoli degli anni duemila, dove si combattevano, e si combattono tutt’ora, camorra e degrado da un lato, società civile, cultura e onestà dei tanti napoletani dall’altro, alla Rimini del cosiddetto “divertimentificio”, dove la città passa da poco meno di centocinquantamila abitanti a più di un milione di presenze in estate, in un anticipo di decenni su quel fenomeno negativo che noi oggi chiamiamo overtourism; dalla Milano dei grattacieli e dei suoi quartieri degradati, alla Cagliari emblema di un’isola felice, crocevia però anch’essa, come Lampedusa e la Sicilia, del traffico di migranti, con i tanti morti dimenticati nelle acque del Mediterraneo.
Ma di tutto questo, e di tanto altro, parleremo la prossima volta.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

