Della serie “ruderi & indifferenza”. In via del Pestrino, poco dopo la scuola materna a destra, in direzione di Porto San Pancrazio, solo un occhio che “sa e ricorda” può rintracciare, sulla sinistra, pressoché ingoiato da piante rampicanti, alberi e cespugli inselvatichiti, i resti d’una casa (o d’un rustico) in pietra grezza mai completata e men che meno abitata.
Gli anziani che abitano nei paraggi hanno sempre visto quel moncone rurale diroccato, senza tetto, in eterna attesa d’una (improbabile) conclusione o d’una (definitiva) demolizione. Difficile datare i resti, quasi completamente celati da edera, arbusti spinosi e piante varie, fuori e dentro.
Ciò che risultava e risulta tuttora strano era ed è il cocciuto preservare quell’avanzo di costruzione, un inutile monumento al niente, un avanzo di grossolana muratura che è rimasto in piedi per coincidenti alchimie.
Un proprietario, ieri ed oggi, deve pur averlo avuto od averlo tuttora.
Sarebbe stato interessante (e lo sarebbe anche adesso), sempre nel “viaggio” tra l’allora e l’attualità, chiedergli perché l’edificio sia stato iniziato, perché non abbia trovato fine e perché sia ancora lì, occultato da verde florido e, quindi, nemmeno “godibile” dagli “amanti” delle opere edilizie incompiute e/o dimenticate che bazzicano in giro con intenti cultural-curiosi, se non affaristico-speculativi con il minimo sforzo economico.
Il video e le foto “esplorano” la struttura e restituiscono un parziale “omaggio” alle rovine in cerca testarda d’una qualche logica… esistenziale…
Servizio, video e foto di Claudio Beccalossi







