Cari amici e care amiche, anche se per quest’anno oggi è l’ultimo giorno rimaniamo ancora in tema di carnevale ed è così che dopo di Ana non potevo non parlavi di Boton parte indissolubile dello storico duo “numero di punta” di tante edizioni della rivista (lo spettacolo comico teatrale di carnevale). E’ la sua storia che ci riporta nella “Villafranca de na’ olta”. Elio Faccioli, classe 1926, in arte “Boton” è il secondo figlio di Romolo ed Ernesta Baldini, l’altro è Franco che dopo aver lavorato diversi anni, in Milano prima ed a Verona poi, alla fine degli anni ’40 tornerà in paese e contribuirà con Cesare Marchi a scrivere i testi e poi a dirigere la Chewing Gum la prima rivista di Villafranca. Elio nasce in Villafranca nella casa dove suoi genitori gestiscono un negozio, al piano terra di un vecchio edificio sul corso (nel luogo dove oggi c’è il bar pasticceria Molinari). Vendono, dire elettrodomestici sarebbe un eufemismo, perchè allora l’elettricità non arrivava in tutte le abitazioni ed è senz’altro più appropriato dire articoli per la casa e per bambini: casalinghi, giocattoli carrozzine lettini ed altro ancora. Elio dopo le elementari frequenta le “commerciali” (i corsi di avviamento professionale) in quanto è già designato dai genitori a subentrare nella conduzione del negozio. Terminata la scuola si affianca loro in “bottega”, il lavoro gli piace, dà di che vivere dignitosamente e soprattutto gli lascia diverso tempo libero. E per di più lo fa stare a contatto con la gente, “star sempre su la piasa” Come si conviene ad ogni bravo “botegher de Vilafranca” Elio è sveglio, pronto di parola e di battuta salace. E così quando nel 1950 va in scena la prima rivista, diretta dal fratello, lui è già tra quegli interpreti. Fare l’attore teatrale lo appassiona e così quando dopo un paio di anni, un po’ incomprensibilmente a dire il vero dato i successi ottenuti, la Chewing Gum si scioglie si dà alla prosa. Entra a far parte di alcune compagnie teatrali locali con le quali, porta sul palcoscenico personaggi delle commedie del Goldoni. In quel periodo consolida l’amicizia e la collaborazione con i fratelli Vezza che tra l’altro gestiscono i cinema teatro; Pino, il Capitol di Bussolengo e Giorgio, il Verdi di Villafranca. In particolare è intensa la sua attività con Pino Vezza con il quale organizza diversi concorsi canori a livello nazionale alcuni dei quali sono stati presentati dai grandi Mike Bongiorno e Corrado (nella foto con Elio) Ed anche grandi concerti, memorabile quello che portò in Italia uno di gruppi che allora erano “sulla cresta dell’onda” i Rokes, quelli con le chitarre a forma di freccia per non parlare di quello di Joe Cocker. Bravo presentatore, cantante, cabarettista e ballerino Elio è uomo di spettacolo a tutto tondo ma non solo fa anche parte del gruppo che ogni anno, ben prima del carnevale si riunisce nella corte Livio Dalfini detto “Bandoto” per dar vita al carro de Caodilla. Uno dei primi carri, se così si potevano chiamare perchè allora erano molto spartani, è stato quello del “Giovane” e altro non era che il suo carretto di lavoro trainato dal “so muso” con sopra delle cassette su cui sedevano dei bambini che per come erano conciati di solito ci voleva ben poco a farli diventar “in maschera” Il gruppo poi pian piano assunse una sua struttura con tanto di tesoriere, tra i primi Mileno Bellesini dei “Rati”, e vi facevano parte quasi tutti i maschi della contrà. Prima di arrivare alla carro ce n’erano di cose da fare a cominciare “da far su en porsel” per le colazioni e le feste di autofinaziamento, poi reperire un po’ di legname dai vari “marangoni” della via e le indispensabili “damigiane, piene, de vin”. Poi, già dagli anni ’60, occorreva il progetto del carro che a parte il “soggetto”, autorizzato dal Comitato del Baccanal di Verona, doveva avere ingombri e pesi certificati da un architetto. Ed alla fine,dopo la sfilata e prima della la cena conclusiva dell’annata, si “tiravano i conti” e quello che restava (e ne restava sempre) veniva suddiviso, in natura, (“se fasea quatro o sinque sporte de roba da magnar”), tra le famiglie più bisognose della contrà. Ma torniamo a Elio che in quel tempo è una delle anime del carnevale del nostro paese. Per diversi anni è tra gli organizzatori, e presenta, il concorso in maschera riservato ai bambini che ha il suo ”clou” nella sfilata dei finalisti sul palco del Verdi. La manifestazione è svolta rigorosamente il pomeriggio del martedì, ultimo di carnevale, subito dopo la sfilata dei carri. Non mi risulta che quel giorno fosse festivo ma a Villafranca, tale era la partecipazione all’evento che, almeno al pomeriggio, semplicemente non si lavorava. Nell’occasione il teatro Verdi è sempre pieno all’inverosimile di gente, fratelli, genitori e nonni delle mascherine che se non si spellano le mani per gli applausi poco ci manca. Elio nel 1954 si sposa con Firmina Bonfante che gli darà Nadia e Stefano. Quando poi, nel 1958 con la fondazione della Compagnia Aurora, riparte l’attività teatrale legata al carnevale Elio c’è. La passione è passione, non lo tengono a casa né i figli piccoli da crescere né le nuove attività lavorative del negozio dove, per integrare le non “esaltanti” entrate, fa anche il vetraio ed il “corniciaio” ed alla prima edizione della rivista è sul palco con Ana. Esilarante è l’interpretazione del duo ne “i du ‘nbriaghi” perché come si sa ubriacarsi in due è meglio che da soli (dà un non so che di goliardica trasgressione) e poi, con la scusa che non si è pienamente responsabili di quello che si dice, si dice di tutto e di più. Altrettanto memorabili sono i suoi monologhi dove, come se pensasse ad alta voce, ripercorre i fatti più significativi e curiosi dell’anno appena trascorso e le promesse non mantenute o le aspettative deluse dai “maggiorenti” del paese. Monologo di solito ogni tanto interrotto dal ritornello di Ana che gli si sovrappone per mascherare parole allora ritenute “osè” (audaci o che potevano scandalizzare). Per non parlare poi delle loro interpretazioni di canzoni vecchie e nuove con testi talvolta riadattati ad uso e consumo dei compaesani. Mi preme infine sottolineare come Elio non abbia mai percepito per le sue prestazioni alcun compenso. L’era la “Vilafranca de ‘na olta” quando, alcune famiglie tiravano avanti grazie alla generosità di vicini ed amici e, l’ho già scritto ma “repetita juvant”, la volontà dei genitori era “sacra” e quello che decidevano non veniva messo in discussione dai figli anche se si trattava della loro futura attività lavorativa.
Alla prossima.
Rico Bresaola

