Miserie vandaliche e strutturali alla confluenza tra via Scuderlando e viale dell’Agricoltura, tra la Basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino ed il tratto che va ad incrociarsi con viale del Lavoro (davanti all’ingresso principale di Veronafiere).
Una banale verifica diretta a piedi conferma quanto si vede passandovi davanti in auto: pessime condizioni esterne del muro perimetrale d’un edificio che, probabilmente, è o sarà interessato dalle ristrutturazioni, secondo il piano urbanistico che ha coinvolto, rigenerandoli, gli ex Magazzini Generali. Intanto, la struttura fatiscente è quella che è: un “monumento” al degrado che non fa fare bella figura alla zona periferica frequentatissima dai visitatori delle varie manifestazioni fieristiche (e non solo) e dai fedeli (pellegrini in pullman, anche da altre città) che raggiungono la basilica dedicata a Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo o Teresa di Lisieux (al secolo Marie-Françoise Thérèse Martin, Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897).
L’“inventario” di quanto giace tra vegetazione inselvatichita, ciottoli e pietre è vario nella sua generica inciviltà inquinante. Oltre ai soliti scarabocchi graffitari di pessima fattura, a centraline divelte, ad immondi giacigli di… sfortuna usati in qualche passato (ora sono talmente lerci che nessun disperato, anche nei peggiori incubi di sopravvivenza, vi si sdraierebbe), ad una borsa abbandonata tra le erbacce che non suscita nessuna curiosità d’aprirla, a pannelli marcilenti, a bottiglie ed avanzi vari in giro, a lastre e blocchi di marmo, ciò che lascia perplessi sono i grandi spazi interni vuoti dell’immobile, protetti a malapena da una grata neanche tanto robusta.


Spiace, poi, che in quest’ennesimo lembo-discarica di Borgo Roma se la siano presa perfino con alcuni lavori murali lì realizzati dal nobile, gentile, originale street artist Cibo (al secolo Pier Paolo Spinazzè, Vittorio Veneto, Treviso, 1982), buono come… il pane nel compiere su spazi concessi piccole e grandi opere apprezzate in… technicolor, dai soggetti preferibilmente gastronomico-mangerecci. Che, grazie alla verve creativa, assumono valori paralleli di proposta-protesta anche sociale, diventando moniti riflessivi su emergenze contemporanee.


Ma il bello delle immagini e del loro dietro le quinte moraleggiante non va giù ai teppistelli da strapazzo che hanno offeso il suo essere personale (“Cibo odia le donne”, secondo chissà quale malata e distorta “convinzione”) e deturpato suoi soggetti, sterile e stupido boicottaggio d’uno street artist che ha sempre agito con rispetto, apertura e disponibilità al dialogo.
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi

