Verona, 11 maggio 2025 – Con un’ingerenza nonviolenta (definita “azione intersezionale che prova ad unire le tematiche transfemministe a quelle antispeciste portando il tema di come i corpi femminili, umani e non umani – cioè animali, n.d.r. – , per motivi differenti, sono oggettificati e/o schiavizzati”), quattro giovani (più una quinta tenutisi in disparte assieme al suo accompagnatore dopo l’urlo corale femminile d’inizio della performance) militanti di “Bruciamo tutto” e “Ribellione animale” si sono piazzati davanti ad un banchetto di latticini.
Ed hanno spiegato dapprima i motivi della loro irruzione non autorizzata («Siamo qui per dire basta allo sfruttamento delle madri umane e non umane!») e, poi, esponendo un cartellone con la scritta “Le madri non sono macchine da (ri)produzione”, facendo riferimento alla Festa della mamma («Oggi non c’è niente da festeggiare. Le mamme umane e non umane subiscono costantemente violenza e sono viste come macchine da produzione e da riproduzione»).












L’obiettivo dichiarato è andar contro “la cultura specista e patriarcale che si basa sullo sfruttamento dei corpi femminili”.
Regia ed interpreti del blitz fanno parte di “Bruciamo tutto” e “Ribellione animale”. Il sito www.bruciamotutto.org informa trattarsi d’un movimento di disobbedienza civile nonviolenta, transfemminista di liberazione. Si riporta integralmente: “Nasce ufficialmente a marzo 2024 dalla necessità di porre fine ad un sistema patriarcale che opprime, molesta, stupra e uccide le persone socializzate come donne e le identità queer. Il nostro nome nasce dalle parole di Elena Cecchettin: «Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto». Queste due parole richiamano un fuoco che si trova dentro ognunə di noi: il fuoco della rabbia per un’oppressione che va avanti da millenni, colpendo una generazione dopo l’altra; il fuoco che vuole giustizia. Quello che ricerchiamo è il nostro fuoco trasformativo: un fuoco che non bruci per distruggere, bensì per rinnovare”.
A sua volta, www.italy.animalrebellion.org enuncia essere un “movimento di massa che utilizza la disobbedienza civile non violenta per realizzare una transizione verso un sistema alimentare a base vegetale giusto e sostenibile, al fine di fermare l’estinzione di massa, alleviare i peggiori effetti del collasso climatico e garantire giustizia per gli animali”.
Tutti non veronesi gli attivisti. Ha ragguagliato “Mash”, milanese come Alessandra: «L’intromissione è stata condotta dalla bresciana Vale o Valeria, comparsa solo pochi istanti, al momento dell’urlo d’esordio, facendo poi da supporto per foto e video perché non può rischiare denunce. E dalla vicentina Giulia e da un’altra Giulia, bolognese».
Durante la loro improvvisata i giovani si sono dovuti confrontare con organizzatori ed operatori che li hanno accusati d’intralciare l’approccio di clienti e curiosi.
Una signora ha strappato il cartellone dalle mani dei ragazzi e questi, dopo averlo ricomposto, si sono ancora posizionati a terra gridando i loro slogans e facendo volantinaggio. Avvicinati per l’identificazione da due agenti della Digos in borghese, i quattro sono poi stati prelevati di peso, in resistenza passiva, da poliziotti d’un paio di volanti intervenute e portati in questura. Durante l’operazione di fermo si sono levati applausi e fischi, oltre a qualche cenno di solidarietà con i dimostranti.









L’intoppo, durato circa un’ora e mezza (dalle 11.30 alle 13), ha infiammato gli animi degli aderenti all’iniziativa di Coldiretti, in qualche caso tenuti a freno prima che la situazione degenerasse.
Nei confronti dei quattro propagandisti è stata applicata l’inosservanza ed il relativo essere contravventori a quanto prevede l’art. 18 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza): “I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico, devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore”.
Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
© Riproduzione riservata

