Più complicato il quadro per le varietà tardive a causa delle temperature torride di giugno e luglio
Verona, 30 agosto 2026
Buone rese e qualità elevata per le prime produzioni dei pomodori da industria, che vedono Verona leader regionale del comparto con numeri in continua crescita: un vero e proprio exploit nel 2025, dato che dai 1.150 ettari del 2024 la superficie coltivata è salita a 1.874 ettari, pari al 23%. Dalla provincia scaligera arrivano quasi due terzi dei pomodori prodotti in Veneto, che pure evidenzia un +25,3% rispetto all’anno precedente, sfiorando i 3.000 ettari.
“La stagione è sicuramente iniziata meglio rispetto all’anno scorso, che era stata segnata dalle bombe d’acqua primaverili e dal freddo – sottolinea Marco Giavoni, della sezione di prodotto Pomodoro da industria e orticole di Confagricoltura Verona, titolare dell’azienda agricola familiare La Colombarola a Nogarole Rocca -. I pomodori precoci, piantati a metà aprile, ci stanno dando soddisfazione, con rese tra 900 e 1.000 quintali a ettaro, a parte qualche impianto grandinato. La qualità è elevata: le bacche sono profumate e sode al tatto. Per i medio-precoci piantati tra metà aprile e metà maggio, che si raccoglieranno nella prima settimana di settembre, la situazione appare buona, perché con l’arrivo delle temperature anomale tra giugno e luglio erano già strutturati e hanno sopportato meglio il caldo. Più complicato il quadro per i pomodori medio tardivi e tardivi, che hanno beccato in pieno le temperature torride di giugno e luglio, e quindi hanno sofferto parecchio, con il risultato che il numero di bacche sulla pianta è minore e, di conseguenza, prevediamo un calo delle rese”.
La nuova ondata di calore di questi giorni rischia di compromettere la formazione dei frutti, con il risultato di una qualità inferiore. “Il pomodoro da industria è una coltura molto rischiosa – spiega Giavoni -, perché ha costi enormi sia in termini di manodopera, sia di prodotti fitosanitari. Inoltre il clima, ormai, è imprevedibile e passa da un eccesso all’altro, condizionando fortemente le produzioni: basta una bomba d’acqua o un eccesso di calore per compromettere lo sviluppo della pianta e delle bacche. Il vantaggio è la minor necessità d’acqua e l’utilizzo dell’irrigazione a manichetta, che consente un risparmio idrico ed energetico, oltre a ridurre le malattie fungine”.
Anche le quotazioni rendono il pomodoro una coltura ancora redditizia. “Quest’anno registriamo un leggero calo rispetto all’anno scorso, ma i prezzi sono comunque buoni: 132 euro alla tonnellata contro i 142 del 2025 – riferisce Giavoni -. Tanti produttori si stanno, infatti, spostando su questa coltura, dato che per i seminativi è un periodo no: le quotazioni del riso stanno scendendo in picchiata, frumento e mais stanno attraversando una crisi nera e anche la soia ha visto periodi migliori. Il Veneto si posiziona all’ottavo posto in Italia per superfici a pomodoro da industria, con una crescita delle superfici costante di anno in anno. Una boccata d’ossigeno per la sopravvivenza delle aziende agricole, che stanno vivendo anni di forte sofferenza su molti fronti”.

