Polemiche sui funerali di Stato con onori militari in Serbia
Si tratta d’una notizia già digerita dai media. Ratko Mladić, il “boia di Goradze e Srebrenica”, è morto il 27 agosto 2026, ad 84 anni d’età, presso l’ospedale del centro di detenzione delle Nazioni Unite dello stadsdeel (“parte di città”, suddivisione amministrativa di grandi comuni nederlandesi) di Scheveningen (periferia de L’Aia, Den Haag, Paesi Bassi).
L’ex comandante militare jugoslavo e, successivamente, capo di stato maggiore dei serbo-bosniaci durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, stava scontando l’ergastolo in via definitiva, pena comminata il 22 novembre 2017 (e confermata in appello l’8 giugno 2021) dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (TPIJ, organo giudiziario delle Nazioni Unite incaricato di perseguire i crimini commessi nella nazione implosa negli anni successivi al 1991).
Mladić era stato condannato per il contributo e la partecipazione a 4 azioni criminali organizzate (Joint Criminal Enterprises) attinenti a persecuzione, sterminio, omicidio, deportazione, trasferimento forzato e disumano di popolazioni, attacco a civili e presa in ostaggio di personale dell’ONU. Sulla mole di misfatti atroci (stupri e “pulizia etnica” compresi) s’ergeva la carneficina di Srebrenica (in Bosnia ed Erzegovina orientale, a circa 140 chilometri a nord-est di Sarajevo), con più di quantificati 8.300 bosniaci musulmani uccisi tra il 6 luglio ed il 25 luglio 1995, riconosciuta quale genocidio.
Ratko Mladić, dopo anni di latitanza, connivenza e protezione in Serbia ed in seguito a continue pressioni internazionali, veniva arrestato, infine, il 26 maggio 2011 in base ad una segnalazione anonima. Sarebbe stato individuato nel villaggio di Lazarevo (comune di Zrenjanin, distretto del Banato Centrale, provincia autonoma della Vojvodina), ad un’ottantina di chilometri a nord-est di Belgrado, dove viveva sotto il falso nome di Milorad Komadić. Accertata la sua reale identità, tra il 31 maggio ed il 1º giugno 2011 venne estradato a L’Aia per essere sottoposto a processo presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (costituito il 25 maggio 1993 e sciolto il 31 dicembre 2017).
La Serbia ha annunciato per Mladić un contestato funerale di Stato con onori militari.
N. B. – Riproduco la pagina da me scritta per il numero de “L’Altra Cronaca” di giugno 2010 (“Quando la memoria è corta. E spesso vigliacca… WANTED! Ratko Mladić”), riguardo all’allora ancora ricercato. Un testo che risentiva emotivamente di quanto rilevato e documentato personalmente e poi ampiamente pubblicato, nel corso di miei reportage in varie aree del conflitto in Bosnia ed Erzegovina, correndo seri pericoli, tra il 1992 ed il 1994.
di Claudio Beccalossi

