Bovo (Buttapietra)
Transennato per sicurezza e con preoccupanti crepe. Non si presenta bene, anzi, lascia intendere palesi pericoli d’integrità conservativa, l’antico oratorio di San Bovo, nella frazione Bovo di Buttapietra. Intonaci delle pareti e pietre di muratura esterne (ciottoli di fiume soprattutto) hanno già ceduto al tempo ormai stringente per arginare, se non rimediare, il degrado che incombe come un avvoltoio in attesa della carogna da sbranare.



















La chiesa venne eretta nel 1462, secondo architettura rinascimentale, su un terreno ed a proprie spese di Bartolomeo del fu Giovanni Dal Bovo. In origine fu dedicata ai SS. Matteo e Bartolomeo finendo poi per essere nota come oratorio di San Bovo (cavaliere medioevale francese votato a pellegrinaggi e penitenza, Noyers-sur-Jabron, 940 circa – Voghera, 22 maggio 986), patrono della Provenza, regione della Francia, di Voghera (Pavia) e di Caltignaga (Novara). Oltre che santo protettore degli animali domestici e d’allevamento e, soprattutto, contro le malattie infettive dei bovini. Al punto che, nel passato, per ingraziarselo, sue immagini dell’iconografia (con armatura da cavaliere, elmo, spada ed uno stendardo rappresentante un bue oppure a cavallo) venivano poste nelle stalle.
In Veneto la memoria liturgica di San Bovo si celebra il 2 gennaio, con la benedizione del sale portato apposta dagli allevatori della zona e, poi, secondo la tradizione, mescolato al fieno per diventare cibo d’auspicata salute per gli animali.
L’edificio sacro trovò un’integrale ristrutturazione nel 1752 su canoni neoclassici. Furono attuate delle modifiche (l’apertura di due finestroni sul lato meridionale e d’una porta verso la sacrestia) oltre alla ritinteggiatura interna. Nel 1832 Gasparo Dal Bovo provvide a finanziare il rifacimento della facciata neoclassica (a capanna, rivolta ad ovest) come risulta tuttora e nel 1935 l’oratorio venne comprato all’asta da Antonio Poli di Ca’ di David. Ora è di proprietà della parrocchia del Santissimo Redentore di Marchesino.
Nel passato al suo interno (in pianelle di cotto sistemate a “spina di pesce”, con presbiterio pavimentato in marmette di graniglia) erano esposti dipinti d’un certo pregio, di cui uno attribuito a Domenico Riccio, detto il Brusasorzi o Brusasorci (Verona, 1516 – Verona, 1567), definito un precursore di Paolo Caliari, noto come il Veronese, opere spostate nella parrocchiale di Marchesino. Nell’oratorio sono ancora presenti alcune lastre sepolcrali in pietra calcareo-marnosa della Lessinia mentre, nella parete absidale, una cornice in marmo racchiude un dipinto murale della “Crocifissione di Gesù Cristo” in disperate condizioni di tutela.
La sacrestia e la cappellina laterale hanno, come copertura, un solaio ligneo con travature a vista. Il campanile a vela è collocato sopra la falda di copertura nord, all’altezza del presbiterio. L’obelisco (la “stele di Bovo”) nella piazzetta, sormontato da una croce e con iscrizioni latine, proviene dalla villa rustica e residenza signorile (ricostruita dal “castello” dei Ribaldi tra il 1448 ed il 1481, più volte demolita e rifatta nei secoli) del casato dei Dal Bovo. Che, forse, si rivolta nella tomba al sapere il suo oratorio in incerta sopravvivenza…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi


