Con strategia sempre più sfacciata e contando sul fatto di farla franca finché dura, gli inquinatori della porta accanto (cioè concittadini dall’apparenza irreprensibile di chi semplicemente non è ancora stato colto in flagranza) persistono nel disfarsi di quanto non serve più od è immondizia scomoda.
Sono azioni inquinanti dell’ambiente e nocive alla salute pubblica attuate come se non esistessero sistemi ben più opportuni e civili per lo smaltimento di rifiuti, tipo quelli proposti da Amia, Azienda multiservizi di igiene ambientale, per il ritiro gratuito di ingombranti (possibile contattando il numero telefonico 045 8069213) o per il conferimento altrettanto gratis di alcune categorie speciali (cioè, che non possono essere inserite negli usuali cassonetti) presso le isole ecologiche predisposte per la raccolta differenziata: in via Bartolomeo Avesani 34, zona Basso Acquar (dal lunedì al sabato, dalle ore 7.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00) ed in strada Mattaranetta 41, a San Michele Extra (dal lunedì al sabato, dalle ore 8.30 alle 12.30, martedì, giovedì e sabato dalle 14.00 alle 18.00).
Nonostante la disponibilità di questi servizi ad hoc che non costano nulla (a parte il “disturbo” d’una telefonata o d’un trasporto), non cessa l’accumularsi di montagnole di pattume, avanzi, mobilia rotta e quant’altro non solo in zone isolate, lontane da “occhi indiscreti” ma pure in insospettabili e frequentate aree cittadine.
Gli ultimi esempi della grossolana casistica “beccati” al volo sono illuminanti.

In strada della Corte Bassa, traversa di strada di Ca’ Brusà (tra il quartiere Sacra Famiglia e strada La Rizza), l’assetto ecologico ad un lato è intaccato da scarti, scorie, sacchi neri pieni di chissà cosa, calcinacci, ferraglia, elementi di servizi igienici ecc. Un brutto spettacolo che replica da tempo, senza che nessuno scriva la parola “fine” con un’adeguata bonifica.











Dalla parte sud a quella nord-ovest della città, precisamente davanti ad un’entrata dell’Istituto assistenza anziani – Villa Monga che dà su viale Caduti del Lavoro.

Lì, a ridosso dei debiti cassonetti, i “fuorilegge della monnezza” hanno abbandonato di tutto: un frigo scassato, mobili allo sfascio, materassi, cianfrusaglie di varie dimensioni, sacchetti stracolmi e via elencando. Una pessima esibizione di decadimento a tu per tu con l’intenso traffico del viale e con utenti che gettano la loro spazzatura nei contenitori senza degnare nemmeno uno sguardo distratto alle vergognose condizioni accanto. Che sia l’assuefazione al degrado?







A pochi metri da lì s’apre una sorta di sentiero in un canneto di salgariana memoria che, percorrendolo dal viale dei Caduti del Lavoro e scoprendovi altro ciarpame, porta a via Saval, All’inizio, sulla sinistra, seminascosta dalla vegetazione, una sorta d’“area privata” delimitata da rete metallica e pareti in legno (chiusa da una porticina con catena) pone domande su chi la “frequenti” e se sia lecita, autorizzata. Sarebbe auspicabile un controllino ad opera di qualche organo istituzionale preposto…
Servizio, foto e video di Claudio Beccalossi

