L’Ente Parco ha stanziato complessivamente circa 25mila euro per opere infrastrutturali e migliorie in vista della prossima stagione turistica. Altri lavori già previsti nei prossimi mesi.
Pareti ritinteggiate. Staccionate ammalorate sistemate o sostituite con nuove strutture che pure mantengono le linee originarie. Smantellati e smaltiti due grandi acquari diventati ormai vetusti e non più funzionali.
Il Museo dei Fossili di Bolca e la zona della Pesciara, approfittando dei mesi invernali che segnano la pausa dal continuo via vai di visitatori e scolaresche durante la bella stagione, si sono rifatti il look. Un iter positivo che è toccato anche a Ponte di Veja, area di Riserva ad Indirizzo didattico del Parco in cui l’Ente Parco ha effettuato un importante intervento di manutenzione e sistemazione con sfalcio della vegetazione infestante e sostituzione delle parti vecchie e ammalorate della recinzione di legno che delimita il sentiero. A tal fine, l’Ente Parco ha stanziato complessivamente circa 25mila euro, oltre 15mila in zona Bolca e i restanti fondi nell’area del Ponte di Veja.
“Si tratta di interventi importanti volti a mantenere in ottimo stato le eccellenze di cui è ricco il nostro territorio. A partire da quelle museali, con l’obiettivo di costruire una rete dei musei che fanno capo al Parco, e proseguendo per le innumerevoli bellezze paesaggistiche”, riflette il presidente del Parco Naturale Regionale della Lessinia, Giuliano Menegazzi. “A Bolca, nel dettaglio, è stato messo a punto un intervento importante atteso da tempo come lo smontaggio, lo smantellamento e successivamente lo smaltimento di due vecchi acquari che erano diventati ormai vetusti”, aggiungono dall’Ente Parco.
E non è tutto. Grazie a fondi FOSMIT, Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, sia per l’area del Ponte di Veja che del Museo di Bolca saranno realizzati a breve ulteriori importanti interventi. Per il Ponte di Veja riguarderà la sistemazione e messa in sicurezza del percorso di accesso all’area naturalistica con l’utilizzo di materiali più durevoli e resistenti. Il progetto, già approvato dalla Soprintendenza archeologica Belle arti e Paesaggio di Verona, sarà realizzato il prossimo autunno. Il Museo di Bolca invece verrà dotato di un impianto fotovoltaico che renderà la struttura museale ecosostenibile.
A questi, si aggiunge inoltre una serie di interventi di manutenzione già realizzati durante i mesi estivi dai proprietari dei boschi, su segnalazione e richiesta degli Uffici, all’interno dell’area protetta e volti a ripristinare i percorsi escursionistici del vajo dei Modi e di quello dell’Anguilla, ostruiti da numerosi schianti, con pulizia della vegetazione e sgombero tronchi crollati e detriti.
Le aree interessate dagli interventi di ripristino sono quelle della Foresta dei Folignani, molto amate da turisti, visitatori e appassionati di trekking in Lessinia.
MUSEO DEI FOSSILI DI BOLCA E PESCIARA
Custodisce i più interessanti reperti paleontologici suddivisi per giacimento, con alcune raffigurazioni di come doveva essere l’ambiente di Bolca nell’Eocene. Insieme alla Pesciara e al Monte Postale, il sito rappresenta un eccezionale e fondamentale riferimento per la storia della paleontologia mondiale. Da secoli, le straordinarie faune eoceniche della Val d’Alpone rivestono un ruolo cruciale negli studi filogenetici e nella ricostruzione di aspetti paleoclimatici, paleoecologici e paleobiogeografici della Tetide, come dimostrato dalla lunga storia delle ricerche scientifiche (quasi 500 anni) e dal grande numero di pubblicazioni dedicate (oltre mille). La visita al museo prosegue generalmente con una passeggiata che scende dall’abitato di Bolca verso il monte Postale ( comune di Crespadoro) e la Pesciara (comune di Vestenanova), i due giacimenti di origine marina più famosi e importanti d’Italia. Nel PNRL, si trovano anche il Museo Paleontologico e Preistorico di Sant’Anna d’Alfaedo, il Museo dei Cimbri, a Giazza, il Museo di Trombini, a San Bortolo, il Museo Geopaleontologico di Camposilvano, a Velo Veronese.
PONTE DI VEJA
Il ponte è un arco naturale con una arcata di circa quaranta metri, uno spessore minimo di nove metri e una larghezza di venti metri ed è nel Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, a strapiombo sull’alta Valpantena. Con tutta probabilità, in principio il volto era parte di una caverna carsica: la struttura della grotta era rappresentata da una sorta di architrave costituita dall’attuale ponte con al di sotto calcari più erodibili. Nei secoli, si crearono degli inghiottitoi che portarono il corso delle acque all’interno della grotta e che scavarono la parte più debole risparmiando l’arco del ponte, costituito da lastriformi calcari del Rosso ammonitico. Oggi è meta di visitatori da tutta Italia e anche oltre confine.

