Ravenna – Dal 7 al 10 aprile scorso i reali britannici sono stati in visita di Stato in Italia. Nei giorni 8 e 9 Carlo III (Charles Philip Arthur George, Londra, 14 novembre 1948, re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e di altri quattordici reami del Commonwealth, incoronato il 6 maggio 2023), figlio maggiore di Elisabetta II (Elizabeth Alexandra Mary, Londra, 21 aprile 1926 – Castello di Balmoral, 8 settembre 2022) e la consorte Camilla Rosemary Shand (Londra, 17 luglio 1947), hanno avuto incontri ufficiali a Roma. Con momenti d’approfondimento archeologico-culturali in compagnia di Alberto Angela (Parigi, 8 aprile 1962, paleontologo, divulgatore scientifico, giornalista e scrittore).
Il 10 aprile, poi, la coppia s’è spostata a Ravenna, dove Carlo III ha avuto accanto, tra gli altri, Paolo Gambi (Ravenna, 12 aprile 1979, scrittore, giornalista, poeta ed artista) dell’Accademia statale di Belle Arti cittadina, con i colleghi Paola Babini e Leonardo Pivi.
Il professor Gambi ha presentato il mosaico realizzato in onore dei sovrani, offerto loro dopo l’inserimento da parte del re dell’ultima tessera.

– Quando hai saputo dell’importante compito che ti è stato dato?
«Sono venuto a sapere della visita parecchie settimane fa. Non ho detto nulla a nessuno, a parte in famiglia, chiaramente… Ma non ho pubblicato nulla riguardo alla notizia, fino al momento dell’incontro. Alla fine s’è trattato d’un evento che ha richiesto una certa riservatezza preventiva».
– E come hai reagito?
«Eh… non ci ho creduto fino all’ultimo. La sera prima dell’appuntamento mi sono buttato a letto dicendomi: “Ma sì, tanto non verrà!”. Poi, però, mi sono svegliato di notte per l’emozione ed i pensieri hanno iniziato a prevaricare il sonno»
– Incontrare un re non è certo cosa di tutti i giorni. Come ti è sembrato da vicino?
«Ho avuto la grande opportunità di stargli vicino per un certo lasso di tempo. Confermo che si tratta d’una persona estremamente cortese. E ti posso testimoniare che ha una grande passione, sincera e reale per l’arte, soprattutto quella italiana. S’è soffermato ed ha speso fuori protocollo un sacco di tempo, tutto dedicato all’arricchirsi della nostra arte e cultura».
– Re Carlo III a Ravenna… Te lo saresti mai aspettato?
«È stato un gesto molto generoso scegliere una città come Ravenna. Tutto sommato, parliamo di una cittadina che viene reputata di provincia. I sovrani inglesi hanno dimostrato un senso profondo per la storia, ricordandola come ex capitale dell’Impero Romano d’Occidente e città dov’è stato sepolto Dante Alighieri».
– Qual è stato, quindi, il tuo compito in questa visita illustre?
«M’è stato chiesto d’illustrare solo al sovrano (perché la Regina Camilla, nel frattempo, era in visita al museo di Byron) soprattutto il mosaico che è stato composto dall’Accademia per poi essere donato ai regnanti. Ma per qualche strana alchimia, dopo avergli dato il benvenuto, lui ha iniziato a parlarmi intensamente. Gli sarò stato simpatico? Non so darti una risposta. Il fatto è che abbiamo iniziato una conversazione vera e propria, durata circa un quarto d’ora. M’ha posto un sacco di interrogativi sull’arte, sui mosaici e sulle varie tecniche da utilizzare. Ad un certo punto ha chiamato il suo segretario per creare una sorta di network con la sua Accademia e, per noi, è stata un’enorme sorpresa ed un grande onore. Quindi, l’ho accompagnato ad eseguire il piccolo rito, l’inserimento dell’ultima tessera dorata del mosaico».
«La giornata è proseguita in piazza del Popolo. C’era una grande folla ad attendere re e regina, insieme a vari chef (Massimo Bottura, Carlo Cracco ecc.) del momento conviviale. Noi, successivamente, abbiamo riportato il mosaico in piazza. Non appena Carlo III ha rivisto quel suo manufatto, s’è preoccupato di cercarmi tra la gente e, dopo avermi visto e chiamato con un cenno della mano, ha voluto presentarmi alla regina: “Lui è il signore che m’ha fatto concludere il mosaico”, le ha detto, proseguendo la conversazione con lei raccontandole della mattinata. Sinceramente, non m’aspettavo che, a distanza di ore, si ricordasse ancora di me. Fatto sta che, personalmente, come artista, poeta e docente dell’Accademia di Belle Arti, è stato un onore poter accogliere così un sovrano e poterci parlare, addirittura scherzarci assieme».
Alessandro Beccalossi
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