Tra il 23 e il 29 gennaio si sono svolte le prime riunioni del 2020 di BCE e FED. Quali le novità?
Ancora nessun botto da parte della nuova presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde. Confermate ancora le ultime decisioni di Draghi (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/banche-centrali-tutte-le-carte-sul-tavolo/ ). Nella conferenza stampa tenutasi dopo il meeting, la francese ha sottolineato che la soluzione tanto attesa della guerra commerciale USA-CINA (la “fase 1”) dovrebbe ridurre i rischi di possibili recessioni. L’inflazione rimane, invece, su livelli moderati, cosa che costringerà l’Eurotower a mantenere inalterate le attuali politiche monetarie (tassi, QE e tiering). Il 2020, infine, sarà, per il governatore, l’anno della strategy review (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/banche-centrali-il-saggio-gufo-lagarde-al-debutto/ ). Strumenti, obiettivi, modo di misurare e comunicare i dati chiave (inflazione, in primis) saranno oggetto di analisi.
Stante le attuali condizioni macroeconomiche, nessun movimento sui tassi è previsto a breve anche per la FED, e nessuna variazione delle manovre della Banca Centrale Americana è in programma nelle prossime settimane. Questo, in sintesi, è l’esito del briefing del 29 gennaio della Federal Reserve. Gli acquisti di titoli di stato, ripresi nell’autunno 2019 (cfr. https://ilgiornaledeiveronesi.it/banche-centrali-il-saggio-gufo-lagarde-al-debutto/ ), continueranno, in base alle parole del presidente Powell, per tutto il primo semestre 2020. I rischi per la crescita dell’economia appaiono, poi, sempre secondo il governatore, in moderata riduzione e gli accordi commerciali tra USA e Cina, Messico e Canada dovrebbero aiutare. Fonte d’incertezza, invece, almeno nel breve periodo, è il famigerato coronavirus, i cui effetti economici potenziali rimangono da valutare.
L’euro, dopo le riunioni dei due istituti, non ha subito rilevanti scossoni e ha continuato a muoversi nel range 1,1000 – 1,1100 da dove è intrappolato da diverse settimane.
Le Borse, chiuso un 2019 record, hanno alternato giornate euforiche a sedute all’insegna della correzione. Coronavirus e timori per la crescita cinese hanno sostenuto le temporanee prese di beneficio. Basteranno le trimestrali USA a rilanciare i corsi e a fermare la pandemia finanziaria?
Lo spread BTP-BUND e i rendimenti dei titoli del debito pubblico italiano hanno proseguito il trend decrescente iniziato a fine anno, movimento accentuatosi dopo l’esito delle elezioni regionali in Emilia-Romagna (favorevole alle forze europeiste di governo). L’interesse offerto, oggi, daI Btp decennale italiano è sotto l’1%, contro 1,4% di fine 2019. Una piccola boccata di ossigeno per i nostri conti (https://ilgiornaledeiveronesi.it/lo-spread-le-agenzie-di-rating-e-leconomia-reale/ ).
di Matteo Peretti

