Molti gli argomenti trattati e le decisioni prese dal Board delle Banca Centrale Europea nella
riunione dello scorso sei giugno e riassunte, come sempre, dal presidente Draghi nella successiva
conferenza stampa. Dopo quanto annunciato in marzo (https://ilgiornaledeiveronesi.it/bce-
tltro-al-via-crescita-al-palo/), sono stati finalmente indicati i termini delle nuove operazioni di
TLTRO che inizieranno a settembre. In attesa di ulteriori dettagli, è stato definito il costo delle
stesse. Esso potrà oscillare tra +0,1% e -0,3%. L’effettivo tasso sarà determinato in base alla
percentuale dei prestiti utilizzati nell’economia reale (famiglie e imprese) da parte delle banche.
Più sarà elevata, più sarà basso il prezzo pagato.
Le vere notizie di giornata sono state, però, altre.
In particolare, è stato rinviato di altri sei mesi l’eventuale primo ritocco al rialzo dei tassi di
interesse per l’Eurozona. Modificata, quindi, ancora una volta la forward guidance (la politica degli
annunci attuata dalla Banca per orientare e guidare le aspettative degli operatori). Il livello dei
tassi rimarrà, in sostanza, invariato sino a giugno 2020 (e non più sino a fine 2019).
Altra novità è stata l’esplicita apertura alla possibilità dell’introduzione di un nuovo programma di
Quantitative Easing (come quello terminato a fine 2018) in caso l’andamento dell’economia lo
rendesse necessario. Alcuni membri del direttivo BCE avrebbero, infatti, chiesto di riavviare il
programma di acquisto titoli pubblici e assimilati (sul QE si veda
https://ilgiornaledeiveronesi.it/the-bear-of-wall-street/). Analoghe considerazioni sono state
fatte su un possibile nuovo taglio dei tassi.
Cos’è, però, che ha spinto l’Istituto di Francoforte a queste decise prese di posizione? Molti sono
gli elementi di preoccupazione. In primo luogo, lo è l’infinita guerra dei dazi che, a breve, potrebbe
colpire anche l’Europa con un ulteriore calo delle esportazioni e un rallentamento della produzione
industriale. In pratica, le banche centrali si stanno interrogando sui mezzi a disposizione per
prevenire una nuova crisi. In secondo luogo, non accenna a riprendersi l’inflazione nell’Eurozona.
Le previsioni dell’Eurotower stimano la crescita dei prezzi all′1,3% per il 2019, ma per il 2020 e
2021 è stata rivista al ribasso, rispettivamente all′1,4% e ′1,6% (il target è 2%).
Nella conferenza stampa Draghi ha parlato anche del nostro paese e delle “raccomandazioni”
inviate dalla Commissione sui conti pubblici italiani. Per il presidente Bce l’obiettivo deve essere
l’introduzione di un piano credibile di riduzione dello stock del debito pubblico da attuarsi nel
medio termine.
L’euro, nei giorni successivi alla riunione, ha portato il suo rapporto sul dollaro sopra 1,13,
rivalutandosi di una figura. Su questi movimenti, però, sta pesando l’improvviso cambio di rotta
della Federal Reserve che, temendo anch’essa rallentamenti dell’economia, ha anticipato
l’intenzione di tagliare i Fed Funds già nel meeting di luglio (una riduzione dei tassi spinge una
valuta a svalutarsi).
Le borse, dopo un maggio all’insegna delle vendite, hanno reagito positivamente a queste ultime
notizie, recuperando dai minimi dello scorso mese. In deciso calo pure lo spread nelle sedute
immediatamente successive al sei giugno (sul concetto di spread si legga
https://ilgiornaledeiveronesi.it/spread-chi-era-costui/).
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