Resisterà una delle ultime Stalingrado d’Italia? Il prossimo 26 gennaio l’Emilia Romagna avrà ancora un governatore figlio della tradizione progressista, o, per la prima volta, la regione “rossa” per antonomasia diventerà feudo della nuova Lega nazionale di Matteo Salvini? I sondaggi, quasi si trattasse di una corsa ippica, parlano di un testa a testa tra i due candidati, con il presidente uscente Bonaccini (PD) davanti nelle preferenze rispetto alla sfidante, la senatrice Borgonzoni (Lega). Molto più equilibrio si registra, invece, nei voti di lista.
Ma chi sono i due candidati?
Stefano Bonaccini, 52 anni, modenese, è cresciuto nel PDS locale sino a diventarne prima segretario e, poi, assessore comunale. Entrato nel PD, è stato segretario provinciale (a Modena) e, successivamente, dell’Emilia-Romagna. Eletto nel 2010 consigliere per la sua regione, ne diventa, infine, presidente, dopo aver vinto le primarie di partito (2014). Lucia Borgonzoni, classe 1976, bolognese, aderisce alla Lega Nord sin da giovanissima. E’ prima votata consigliere per la sua provincia di nascita; in un secondo tempo entra in consiglio comunale. Si candida a sindaco di Bologna nel 2016, uscendone sconfitta al ballottaggio. Dal 2018 è senatore della Repubblica. Nello stesso anno è stata anche sottosegretario al Ministero dei beni culturali. Appassionata d’arte, è diplomata all’Accademia di Bologna.
Che campagna elettorale è stata?
Per molti aspetti è stata una campagna elettorale anomala, con la coalizione di governo divisa tra più candidati e con gli apparati nazionali dei partiti che sostengono l’esecutivo sostanzialmente non presenti nella sfida (almeno sino ad ora). Bonaccini, per nulla intimorito, e forse sollevato da queste assenze, ha fatto di necessità virtù, ergendosi come modello di buona amministrazione locale, e ha impostato la difesa di “Stalingrado” basandosi sui risultati raggiunti (crescita economica e dell’occupazione). Lucia Borgonzoni ha, invece, potuto contare sul pieno e convinto appoggio della macchina elettorale “d’assedio” della Lega e degli interventi a suo favore del segretario nazionale (Salvini).
PD e M5S, impegnati a blindare il traballante “Conte-2”, sottolineano la valenza locale (seppur di alto valore simbolico) del voto in Emilia-Romagna; i partiti di opposizione, invece, vedono nella consultazione un referendum sui giallo-rossi di Governo. Chi avrà la meglio? E quali conseguenze ci potranno essere a seguito di questa tornata elettorale? … i mercati finanziari osservano la situazione con una irreale tranquillità…
Che bandiera sventolerà su “Stalingrado” il prossimo 27 gennaio?
Foto tratte da Wikipedia
di Matteo Peretti

