Quante volte su queste pagine abbiamo parlato di Marco Pantani! Abbiamo ricordato le sue imprese sportive, i suoi problemi giudiziari, le sue cadute e le sue rinascite.
Fu fenomeno dei pedali sin da ragazzino, capace di esplodere e di mettere ko il grande Miguel Indurain nel 1994. Risorto dopo mille infortuni che avrebbero piegato la volontà di chiunque, fu autore della grande doppietta Giro-Tour del 1998 (in Italia solo Coppi vi era riuscito prima di lui). Fermato in rosa nel 1999 per un discutibile controllo antidoping (ematocrito alto), travolto da processi e dalle condanne dei media, si rialzerà un’ultima volta nel 2000 sconfiggendo il texano Armstrong. Infine, arriverà il veloce declino, piú psicologico che fisico (fu, infatti, comunque autore di un buon Giro 2003), con l’amara conclusione il 14 febbraio 2004.
A vent’anni dalla sua triste fine, cosa possiamo ancora dire di lui? Quanto delle sue imprese sportive e del suo valore umano rimane?
Resta la storia di una persona che per alcuni era un superman indistruttibile, e che, invece, era semplicemente un eroe romantico, fragile come un giovane idealista alla ricerca del suo posto nel mondo e che, una volta tradito da amici e maestri, ha perduto se stesso non ritrovandosi piú. Questo era Marco, perfetto atleta, ma ragazzo complicato alla caccia di conferme e certezze.
Chissà se oggi i suoi molti “consiglieri” di allora vivono sereni o se, ricordando questa giornata, abbassano colpevolmente gli occhi.
di Matteo Peretti

