Era il 17 settembre 1998, avevo solo 18 anni, passavo un sacco di ore
al Super Nintendo (internet praticamente non esisteva e i social neppure), stavo per iniziare il mio percorso di studi in Economia e immaginavo un futuro pieno di sogni e di speranze.
Ciclisticamente, invece, era per me una stagione velata da un fondo di tristezza, l’ultima di carriera della classe scesa in bicicletta di Gianni Bugno. L’atleta monzese era ormai sparito dai primi posti delle corse a due ruote da tempo. Nel 1997 aveva centrato solo una vittoria e nel 1998 nessuna. Quell’anno non era nemmeno nel lotto del papabili per una maglia azzurra per i mondiali di Valkenburg che si sarebbero svolti a fine settembre (e proprio lui, il primo italiano capace di vincere due campionati del mondo consecutivi!). Pochi, o nessuno, avrebbero scommesso su un ultimo lampo di una carriera semplicemente straordinaria e, nonostante questo, piena di rimpianti. Invece, in una calda giornata di settembre, a Jaca, in Spagna, ecco l’ultimo colpo, l’ultimo sorriso, l’ultima lacrima e l’ultima sua esultanza (insperata e per questo ancor più bella!).
Ripercorrere il suo immenso palmares in poche righe è sicuramente riduttivo, ma é doveroso farlo per chi, appassionato di grande ciclismo, non lo ha potuto vedere in sella.
Nato in Svizzera il 14 febbraio 1964 inizia sin dalle categorie giovanili a dimostrare potenza, mezzi e qualità superiori ai suoi coetanei. Professionista da fine 1985, vincerà la sua prima tappa (su quattro in totale) al Tour de France nel 1988 e nel 1989 al Giro d’Italia (su nove). Nel suo elenco di trionfi si contano il Giro del Piemonte, la Milano-Sanremo, la Classica di San Sebastian e il Giro della Romagna. Poi tre “Appennino”, i due capolavori mondiali 1991 e 1992 e tanti altri.
E come dimenticare lo straordinario successo al Giro del 1990, in rosa dalla prima all’ultima tappa, e l’incredibile Tour de France del 1991, dove solo lo strapotere dello spagnolo Indurain, e qualche errore tattico, gli impedirono di vincere in Francia in maglia tricolore? Dato per finito già nel 1993 riuscirà a regalarsi comunque numerosi altre soddisfazioni, tra cui quella di un Giro delle Fiandre (1994), un Giro del Mediterraneo (1995) e un secondo campionato italiano (sempre 1995). La piazza d’onore nel Tour del 1991 non sarà l’unico suo piazzamento, anzi! Sarà terzo ai mondiali del 1990 e al Tour 1992 e secondo in tantissime corse (tra cui Gand-Wevelgem 1988, Lombardia 1988, Amstel 1993, Liegi 1995, Zurigo 1995). Ne avesse vinte solo metà di quelle… staremo parlando non solo di un campione, ma pure di un fenomeno!
È stato definito spesso come debole, chiuso e remissivo. Incapace di capire il valore dei propri mezzi e veloce, invece, nel demoralizzarsi. Ma in fondo… se il nostro Gianni avesse avuto anche un carattere forte, non sarebbe stato il Bugno che milioni di tifosi hanno tanto amato (anche per le sue debolezze)!
di Matteo Peretti

