Concluse le classiche di primavera, è già tempo di grandi corse a tappe. In attesa che le squadre iscritte presentino le liste dei futuri protagonisti del Giro d’Italia, è ancora l’amarcord a comandare.
Giusto 20 anni fa si disputava la corsa rosa numero 86. Per la storia quella gara fu vinta dal trentino Gilberto Simoni che bissò, così, il successo del 2001 davanti a un buon Garzelli e alla meteora Popovich. Per i grandi appassionati di ciclismo, però, quello rimarrà l’ultimo Giro disputato da Marco Pantani. Il corridore romagnolo, presentatosi al via non al meglio della condizione, dimostrò proprio in quelle tre settimane una grinta che in molti davano per smarrita. Commoventi, e destinate agli annali, le tappe dello Zoncolan (dove il pirata fu quinto) e quella di Chianale. Lì un Marco in debito di ossigeno, e in forma ancora precaria, rimase agganciato ai primi su un Sampeyre durissimo e ghiacciato. Poi, mentre tentava di rientrare sui più forti in discesa, subì una caduta accidentale, provocata dall’ex-compagno di squadra Garzelli, che lo gettò nel pianto e nello sconforto. Probabilmente si sentì crollare addosso nuovamente quel mondo che già gli aveva voltato le spalle nel 1999. Tutta l’Italia sportiva, invece, in quel momento l’abbracciò e l’aiutò a rialzarsi. Acciaccato ripartì dopo circa 15 minuti di disperazione. Per la cronaca a Chianale vinse Frigo (anche se in pochi lo ricordano). La tappa successiva, con arrivo a Cascata del Toce, vide, infine, gli ultimi scatti della carriera di Pantani, che tentò, senza riuscirci, di portare a casa l’ultima vittoria di una carriera che senza tutti i “sinistri” subiti (alcuni dei quali sono affidati alle procure) sarebbe stata fantastica, e che, invece, è solo stata di un grande.
Pensate che in quel giro Pantani terminò a 26 minuti (quattordicesimo) da un Simoni in stato di grazia. Senza quei 15 minuti avrebbe terminato in classifica all’ottavo posto! Non male per un corridore dato per finito e partito fuori forma.
di Matteo Peretti

