Cari Lettori,
abbiamo da poco festeggiato i primi 80 anni della nostra Repubblica, e quindi volevo dedicare un mio pensiero a questa importante ricorrenza.
Personalmente, ho partecipato quale Presidente della Sezione di Bergamo dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia, alle cerimonie organizzate dalla locale Prefettura, svoltesi nella centralissima piazza Vittorio Veneto che, come sempre, hanno riscosso gli applausi dei numerosi cittadini e turisti stranieri presenti, con momenti di autentica commozione quando in tanti, giovani e meno giovani, hanno cantato assieme l’Inno degli Italiani.
Dopo l’alzabandiera, l’esecuzione dell’Inno nazionale e il saluto ai reparti schierati, c’è stata la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affidata al Prefetto di Bergamo Luca Rotondi.
Il Presidente ha ricordato il 2 giugno 1946, quando con il suo voto finalmente libero, il popolo italiano superò definitivamente, grazie anche alla lotta di liberazione, il ventennio fascista e la tragedia bellica: “ponendo le basi per edificare, sulle solide fondamenta della Costituzione, un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace”.
Mattarella ha poi menzionato le donne italiane, che per la prima volta si recarono alle urne per le elezioni amministrative di quell’anno e soprattutto per le consultazioni del 2 giugno. In tal senso, ha ricordato il Presidente, fu fondamentale il contributo dei Prefetti e delle Istituzioni civili e militari, nel garantire il libero esercizio del voto ed il funzionamento della complessa macchina elettorale, cosa tutt’altro che scontata. Contributo – dei Prefetti – preziosissimo e sempre attuale, che permette di affrontare: “il manifestarsi di situazioni di emergenza nel coordinamento delle attività delle istituzioni, dell’associazionismo, del volontariato.”
Mattarella ha poi rinnovato: “la convinta adesione agli ideali repubblicani, proiettati nell’orizzonte europeo” ed infine ha sottolineato la necessità di: “sostenere la trama del tessuto sociale, intercettare – insieme alla scuola e alle altre agenzie educative – bisogni, domande, aspettative delle giovani generazioni, valorizzandone talenti e potenzialità”.
Le celebrazioni sono poi proseguite con la visita della cittadinanza alla esposizione storica delle Associazioni d’Arma e Combattentistiche, presenti con divise storiche, auto, moto e biciclette delle varie fasi storiche della nostra Repubblica, e la consegna delle 16 Onorificenze al Merito della Repubblica Italiana.
80 anni sono una data giusta per tirare alcune somme e dare dei giudizi, seppure sommari, su quella che è oggi la nostra democrazia, se ha migliorato la vita degli italiani, e se ci permette di guardare con ottimismo al futuro.
Certo, tanto è stato fatto, ma ancora tantissimo c’è da fare:
salute e istruzione, che sono tra i diritti più attenzionati dagli italiani, perché riguardano il presente ed il futuro delle nostre generazioni, sono notevolmente migliorate in questi decenni, ma siamo ancora ben lontani dal poter dire, se mai ci arriveremo, che sanità ed istruzione siano eccellenti in egual misura in tutta Italia, viste le gravi disparità che ancora viviamo tra Nord e Sud del Paese. Senza dimenticare le gravi criticità che si riscontrano nell’accesso ai servizi sanitari pubblici, a volte un vero delirio che mette a repentaglio il nostro bene più prezioso, la salute.
Le tutele del lavoro sono state rafforzate, ma sono ancora tante, troppe, le morti bianche di tanti padri di famiglia, o giovani donne e uomini non adeguatamente formati e tutelati da chi è preposto a farlo.
Gli spazi della partecipazione sociale e politica delle donne si sono definitivamente estesi, tanto che, per fare due esempi, il 35% dei parlamentari ed il 57% dei magistrati ordinari sono donne. E’ però ancora elevata la disparità stipendiale tra uomini e donne, divario dovuto alle difficoltà di queste ultime, ancora non superate, compito demandato allo Stato, di poter conciliare famiglia e carriera, impedendo loro di poter raggiungere ruoli apicali specialmente nel mondo dell’imprenditoria privata.
La stessa nostra Costituzione, che ci ha garantito 80 anni di libertà, coesione sociale e diritti (oltre che doveri, meglio non dimenticarlo), a molti appare un po’ arrugginita in alcune sue parti, come dimostrato da ultimo dalla recente proposta di riforma costituzionale sulla giustizia, anzi della magistratura, bocciata dalla maggioranza degli italiani, ma che ha messo a nudo alcune criticità della Carta, del tutto naturali visti gli anni trascorsi, che riguardano i profondi cambiamenti sociali, tecnologici ed economici avvenuti dal 1948 ad oggi, e su cui TUTTE le forze politiche dovrebbero riflettere ed intervenire in maniera il più possibile condivisa.
Cordialmente, il Vostro Colonnello.

