Ha un nome curioso, ormai entrato nella toponomastica locale più popolare, il sottopassaggio ferroviario pedonale (da percorrere sempre con attenzione e prudenza) che, dai pressi dell’incrocio tra le vie Galileo Galilei ed Arnaldo da Brescia a Porto San Pancrazio, porta alle pensiline dei binari e sbuca in viale Stazione Porta Vescovo: Buso del Gato, ufficializzato da targhe in marmo appena fuori dalle due entrate.
Buso del Gato, Buco del Gatto, dalla denominazione originaria generalmente veneta busegatolo o busegato, cioè bugigattolo o bugigatto; cunicolo; passaggio lungo, stretto e buio; piccolo buco o stanzino; sito nascosto. Dai termini dialettali busegatolo o busegato si passò, in breve, all’espressione tutta veronese buso del gato, inteso come gattaiola (piccola apertura posta sul fondo delle porte esterne per consentire uscite e rientri in casa dei gatti domestici).
L’uso della definizione riguardo al pertugio di realizzazione austriaca può essere datato al periodo tra il 1847 (inaugurazione della stazione di Porta Vescovo) ed il 1849 (avvio del collegamento ferroviario con Vicenza), nel corso del pesante potere asburgico.
L’accesso al Buso del Gato dal lato Porto San Pancrazio è ben più invitante dell’altro dal piazzale esterno della stazione. Nel breve tratto prima della scala che immette nel sottopassaggio, infatti, i maniaci dello spray graffitaro si sono sbizzarriti come se si trovassero in terra di nessuno.










Pareti e tapparelle affacciate sul segmento d’asfalto sono state ricoperte da una miriade di scritte e disegnacci a cui i passanti sono ormai abituati. Nessuno si sofferma a guardare e biasimare, nessuno si lamenta per lo scempio, nessuno si sente offeso da tanta anarchia.








Tutti vanno frettolosamente per i fatti loro, facendo spallucce al degrado. Gli indifferenti! Come se fossero quisquilie che riguardano gli abitanti di Marte. Tant’è…
Servizio , foto e video di Claudio Beccalossi

