Quel che resta del giorno… della manifestazione pro Palestina e contro la rassegna fieristica internazionale EOS (European Outdoor Show) di caccia, tiro sportivo, pesca e nautica, osteggiata per la presenza espositiva di case produttrici di armi.
“Quel che resta del giorno” (“The remains of the day”), come il titolo del film del 1993 diretto da James Ivory, interpretato, tra gli altri, da Anthony Hopkins ed Emma Thompson, ambientato tra gli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso nel Regno Unito. Nel caso nostrano, quel che resta del giorno (il 17 febbraio scorso) della sfilata di attivisti filopalestinesi nelle vie interessate dal corteo, attorno al quartiere feristico.
Infatti, sono ancora visibili le “tracce” teppistiche di quell’evento su varie superfici laterali in via Roveggia ed all’incrocio tra via Belgio e viale dell’Industria. Nel punto, quest’ultimo, dove si sono registrati episodi di tensione ed una carica d’alleggerimento da parte della polizia in tenuta antisommossa per impedire ai manifestanti di raggiungere l’ingresso “Re Teodorico” di Veronafiere, frequentato da standisti e visitatori di EOS.








Gli slogans scritti con bombolette spray su muri, tabelloni ecc. sono alquanto “vivaci” e dal pacifismo alquanto… zoppicante: “Chi progetta armi inventa guerre”, “Guerra alla guerra” (con relativi simboli anarchici), “Free Gaza”, “Lo Stato tortura e uccide”, “Gaza libera”, “Stop genocide” (con vernice bianca sull’asfalto, davanti all’ingresso “E” di Veronafiere), “Odia lo sbirro odia i padroni, oltre ad autoadesivi con la bandiera palestinese appiccicati in giro.



Che sia il caso di fare un po’ di pulizia di queste esternazioni vandaliche, soprattutto quelle da… cattivi maestri istigatori?
Servizio e foto di Claudio Beccalossi

