L’inciviltà non va mai in ferie. Nemmeno a Ferragosto…
Ne sono riprova le “abitudini” di chi, di passaggio od in sosta in piazzetta San Giorgio in Braida (edificata tra i secoli XV e XVI), per liberarsi di bottiglie e lattine vuote, di avanzi vari, snobbando gli “obbrobriosi” ed “inutili” cestini portarifiuti, preferisce ficcare quanto gli ingombra le mani dentro le feritoie delle fortificazioni austriache a ridosso della veneziana Porta San Giorgio o Porta Trento (1525-1526, su progetto tradizionalmente assegnato a Giovanni Maria Falconetto). Accesso, quest’ultimo, sorto su preesistenti strutture della cinta turrita scaligera (realizzata dal maestro Calzaro tra il 1321 ed il 1324 su volere di Cangrande della Scala).










Nel 1840 gli austro-ungarici dominanti completarono la sezione incompiuta che guardava all’interno cittadino. Merito dell’Imperiale Regio Ufficio delle Fortificazioni di Verona, istituzione delle forze armate dell’impero asburgico con sede nell’ex convento di Santa Lucia, nell’attuale stradone Porta Palio, assunto a Genio di Santa Lucia (Genie Direction und Fortifications Bauhof Santa Lucia). Dal 1833 al 1848 l’ufficio si chiamò Direzione dei Lavori di Fortificazione (Befestigungs Bau Direction) e dal 1848 al 1866 (anno dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia) Direzione del Genio (Genie Direction Verona), poi sezione staccata del Genio militare dell’Esercito italiano.
Vi si alternarono nomi illustri dell’ingegneria militare asburgica: Franz von Scholl (Aachen, Aquisgrana, 8 gennaio 1872 – Verona, 3 settembre 1838, il cui sarcofago sepolcrale è nell’ex area austro-ungarica del Cimitero monumentale scaligero), Conrad o Konrad Petrasch (Vienna, 27 novembre 1807 – Klosterbruck, 18 agosto 1863), Andreas Tunkler von Treuimfeld (Praga, 14 marzo 1820 – Vienna, 13 marzo 1873).
Le fortificazioni di San Giorgio nell’ambito del bastione omonimo includono la rondella veneziana (ora occupata dalle serre comunali), la Porta San Giorgio della Repubblica di San Marco davanti alla chiesa di San Giorgio in Braida, ristrutturata dagli austro-ungarici, il rivellino (parte difensiva e di tiro fiancheggiante d’una fortificazione disgiunta dalla cerchia muraria, generalmente nei pressi d’una porta di transito).
Certo molti dei neo vandali del patrimonio storico veronese conoscono niente, poco od a spanne di questi trascorsi. Rimane la loro maleducata baldanza a prescindere, certa dell’impunità, neanche d’un buffetto di rimprovero.
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi

