È un paradosso, anche il più distratto od indifferente lo ammetterebbe. Nell’intera area antistante Porta Palio, “isola” monumentale racchiusa tra viale Colonnello Galliano e circonvallazione Oriani e ben frequentata da turisti e non solo, esiste un’unica panchina-“mosca bianca” per la sosta, quella bruttarella e mal tenuta in marmo che costeggia il marciapiede che, appunto, dà sul viale. Questa e nessun’altra…
E, come se non bastasse questo neo, a non molta distanza dalla panchina “superstite” qualche teppista di turno ha provveduto a frantumare il vetro della bacheca informativa.

È un contesto che stona al cospetto della porta, opera di Michele Sanmicheli (Verona, 1484 – Verona, 1559, architetto ed urbanista manierista) ed eretta, secondo date “ballerine”, tra il 1547 ed il 1557 (come afferma la tabella verticale apposta) o tra il 1550 ed il 1561 (od ancora tra il 1542 ed il 1557) nelle pertinenze di riadeguamento delle difese veronesi attuato dalla Serenissima Repubblica di San Marco.
Il fossato verso viale Colonnello Galliano, poi, è occupato da claudicanti, vecchi e malsicuri ponteggi e puntelli di presumibile sostegno alla base delle murature, infestato da erbacce spontanee ed adattato in deposito alla buona di mattoni provenienti (divelti o crollati) dalla struttura stessa e da salvaguardare da un eventuale saccheggio.
In attesa di auspicati interventi di riqualificazione, i passanti dall’occhio clinico, dalla parlata critica ed amanti del bello, osservano, scuotono la testa e vanno altrove. Magari a cercare una panchina più decente…
Claudio Beccalossi









